Patrimonio Matteo Messina Denaro: i guadagni del boss di Cosa Nostra

Alessandro Cipolla - Antonio Cosenza

25 Settembre 2023 - 08:44

Il patrimonio e la biografia di Matteo Messina Denaro, il boss mafioso ora deceduto mentre era agli arresti dopo 30 anni di latitanza.

Patrimonio Matteo Messina Denaro: i guadagni del boss di Cosa Nostra

Patrimonio Matteo Messina Denaro: dopo l’arresto del capo indiscusso di Cosa Nostra - catturato mentre si trovava in una clinica privata a Palermo - e la morte avvenuta a seguito di una grava malattia, in molti si stanno chiedendo a quanto ammontavano i guadagni accumulati nel tempo dal capomafia di Castelvetrano.

L’arresto di Matteo Messina Denaro da parte dei Carabinieri del Ros aveva posto fine a una latitanza durata quasi trent’anni, con il boss mafioso che in precedenza diverse volte era riuscito a sfuggire alla cattura.

Capo del mandamento di Castelvetrano, dopo l’arresto di Totò Riina e Bernardo Provenzano era stato indicato come il nuovo capo di Cosa Nostra, capace di guidare la mafia negli ultimi decenni diventando una sorta di fantasma.

Da tempo malato, Messina Denaro è morto all’età di 61 anni mentre era ricoverato nel reparto detenuti dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila: la sua detenzione è durata otto mesi.

Vediamo allora chi era Matteo Messina Denaro, dando uno sguardo anche a quello che sarebbe stato il patrimonio del capo di Cosa Nostra ora venuto a mancare mentre era agli arresti.

Chi è Matteo Messina Denaro

Classe 1962, nato a Castalvetrano in provincia di Trapani, Matteo Messina Denaro era il figlio del patriarca mafioso Francesco, conosciuto come Don Ciccio. Come il padre, Matteo Messina Denaro si fa strada nella mafia, diventando un fedelissimo di Totò Riina nella gestione degli affari di Cosa Nostra.

Tant’è che dopo l’arresto di Totò Riina prima, e di Bernardo Provenzano poi, questo era diventato il numero uno all’interno di Cosa Nostra. Va detto che, rispetto ai suoi predecessori, Matteo Messina Denaro era sempre stato meno “gestore”: questo, infatti, ha sempre preferito l’azione, tanto da macchiarsi di alcuni dei più importanti delitti della storia della mafia.

Matteo Messina Denaro era stato ritenuto responsabile per un numero imprecisato di esecuzioni: ad esempio, questo era stato condannato per le stragi Falcone e Borsellino, per le bombe di Firenze, Roma e Milano, e per l’organizzazione del rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido dopo 779 giorni di prigionia.

Conosciuto con diversi soprannomi, come Diabolik e U siccu, era latitante dall’estate del 1993. L’ultima volta venne visto in vacanza a Forte dei Marmi (insieme ai fratelli Filippo e Giuseppe Graviano), poi il nulla dopo che nei suoi confronti era stato emesso un mandato di cattura per:

  • associazione mafiosa;
  • omicidio;
  • strage;
  • devastazione;
  • detenzione e porto di materiale esplosivo;
  • furto;
  • altri reati minori.

Dopo una lunga latitanza, Matteo Messina Denaro era stato arrestato dai Carabinieri del Ros il 16 gennaio 2023, con il boss catturato mentre si trovava in una clinica privata di Palermo.

Il patrimonio di Matteo Messina Denaro

Di Matteo Messina Denaro in passato si era detto che amasse il lusso, le donne, le belle auto e i vestiti firmati. Tutti sfizi che può si era potuto togliere grazie all’immenso patrimonio che aveva accumulato. Miliardi di euro grazie alle attività illecite che lo avevano visto coinvolto, tanto da fare di lui uno dei mafiosi più ricchi e più abili nella gestione delle proprie entrate.

Si racconta che in passato fosse riuscito persino a mettere le mani su 2 milioni di euro di risarcimento per le vittime di mafia. E persino un grande parco eolico, probabilmente di sua proprietà,eraè finito con i sigilli.

Stando a quanto riportato dal Sole 24 Ore, per Matteo Messina Denaro si era parlato di un patrimonio di 4 miliardi di euro, con la stima che sarebbe stata al ribasso; il core del suo business sarebbe stata “la grande distribuzione commerciale, impianti eolici, villaggi turistici, immobili e le opere d’arte”.

Beni che comunque sono stati confiscati e adesso sono nelle mani dello Stato: palazzi, ville, appartamenti, terreni e liquidità in decine di conti correnti postali.