L’Agenzia delle Entrate pubblica un primo sunto sull’andamento delle richieste di adesione al Patent box.
Il Patent box, regime fiscale opzionale introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, e rappresentato – principalmente – dalla possibilità di ottenere l’esclusione dalla tassazione di una parte del reddito derivante dall’utilizzo di opere dell’ingegno, di brevetti industriali, di marchi di impresa, di disegni, di modelli, di processi, di formule e di informazioni relative a esperienze acquisite nel campo industriale, in quello commerciale o scientifico, purché giuridicamente tutelabili, è sufficientemente maturo da poter essere oggetto di qualche primo bilancio sul suo andamento e, in modo più specifico, sul suo appeal nei confronti delle imprese italiane.
Patent box: i commenti dell’Agenzia delle Entrate
In virtù di tale premessa, l’Agenzia delle Entrate ha formulato un interessante approfondimento con il quale cerca di trarre alcuni spunti valutativi di questa prima fase di vita del regime opzionale. Scoprendo, ad esempio, che non tutte le regioni sono state sufficientemente attirate dal Patent box, e che la Lombardia si è aggiudicata il titolo di prima regione italiana per numero di richieste di adesione, con un numero (1.240), che la distanzia in maniera significativa da chi segue: il Veneto, con 706 istanze, l’Emilia Romagna, con 636 istanze e, ancor più dietro, il Piemonte e la Toscana, con – rispettivamente – 378 e 367 richieste. Ancora più attardate – forse, oltre le attese – il Lazio, con 286 richieste, e la Campania, con 144 richieste.
Di interesse anche l’analisi delle preferenze aziendali: per il recentemente comunicato dell’Agenzia delle Entrate, le imprese hanno scelto di aderire al Patent box soprattutto per poter tutelare con maggiore efficacia i redditi che derivano dall’utilizzo di marchi (36%), del know how (22%) e dei brevetti (18%). In doppia cifra, ma meno citate, le richieste in relazione alla tutela dei disegni e dei modelli (14%), o quelle dei software (10%).
Per quanto infine concerne la tipologia di imprese aderenti, la maggior parte delle richieste che è arrivata sulle scrivanie dell’Agenzia delle Entrate appartiene ad aziende che hanno un fatturato compreso tra i 10 e i 50 milioni (circa 1.300 domande); subito dopo, per maggiore rappresentatività, si piazzano le imprese con un fatturato tra 1 e 5 milioni di euro. Rilevante, pur minoritaria, anche la quota di piccole e medie imprese con un fatturato inferiore al milione di euro, che hanno presentato più di 600 richieste.
Ancora, sul fronte del numero di beni per istanza, il 38% delle richieste ha riguardato 1 bene, il 28% 2 beni, il 18% 3 beni, il 10% 4 beni, mentre solamente il 6% avrebbe riguardato 5 beni o più.
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