PIR: novità tassazione e normativa. Cosa cambia?

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PIR: novità tassazione e normativa. Cosa cambia?

Novità per i PIR, Piani Individuali di Risparmio: cosa cambia su tassazione e normativa? Guida al risparmiatore e modifiche di legge.

Sono state introdotte delle novità sulla normativa e la tassazione dei PIR, i Piani Individuali di Risparmio, che negli ultimi mesi hanno conquistando l’interesse dei risparmiatori italiani.
I PIR hanno lo scopo ultimo di attrarre investimenti verso le piccole e medie imprese sparse per il territorio italiano attraverso una tassazione applicata sul reddito da capitale estremamente conveniente.

Partiti all’inizio del 2017, i PIR avevano tuttavia sollevato già quale dubbio in merito alla normativa che regola la gestione e i vantaggi dei Piani Individuali di Risparmio.
È stato necessario un decreto legge emesso il 24 aprile a chiarire tutte le parti normative che, a pochi mesi dalla loro introduzione, rischiavano di far diminuire l’interesse dei risparmiatori nei confronti dei PIR.
Molte parti, infatti, risultavano poco chiare, se non errate, e soggette a varie interpretazioni.

PIR, novità: cosa cambia (in breve)?

  • Obbligo separazione contabile per l’emittente;
  • nuovo conto titoli NON richiesto per investire in PIR;
  • 90 giorni per reinvestire il capitale di profitto;
  • acquisti diretti di titoli o fondi per almeno due terzi dell’anno.

PIR: novità normativa e tassazione

L’aspetto più apprezzato dai risparmiatori sui PIR è l’assenza di tassazione. Al contrario dell’aliquota prevista sui redditi da capitale da strumenti finanziari al 26% (12,5% per i titoli di Stato), per i PIR le tasse sono allo 0% a patto di seguire le condizioni che abbiamo già approfondito nella nostra guida ai PIR.
Tuttavia, nella legge che regolamenta la tipologia di investimenti che danno accesso alla tassazione agevolata sui PIR vi era un errore formale.

La versione precedente al comma 101 rimandava al comma 90 per la spiegazione degli investimenti finanziari compresi nella logica del PIR, mentre in realtà l’elenco veniva fornito al comma 102.

Corretta la svista, per chiarezza di informazione riportiamo le condizioni di investimento da rispettare (invariate) per accedere concretamente al regime di tassazione agevolata, che prevede l’assenza di tasse sui redditi di capitale derivanti dall’investimento in PIR. Queste possono essere suddivise in due gruppi: le condizioni inerenti alla struttura del pacchetto di investimento del PIR e le caratteristiche della società emittente. L’elenco che segue presenta tutte le condizioni che devono sussistere contestualmente.

Struttura del PIR

  • Il 70% dell’investimento sul PIR deve essere dedicato a strumenti finanziari di aziende italiane quotate (presenti sui mercati regolamentati o meno) oppure in azioni/obbligazioni di società europee con attività rilevanti in Italia;
  • di questo 70%, il 30% del capitale deve investire in società non quotate all’interno del Ftse Mib, sostenendo la convergenza di investimenti verso le piccole e medie imprese italiane, ad esempio quelle inserite all’interno dell’indice AIM di borsa italiana.

Caratteristiche dell’emittente del PIR

  • Il PIR deve essere emesso e gestito da società non attive nel settore immobiliare;
  • l’emittente del PIR deve avere la residenza fiscale in Italia, o in alternativa in uno degli Stati membri dell’UE o in uno dei Paesi elencati nell’accordo sullo spazio economico europeo a patto che abbiano solide attività nel territorio italiano).

Rimane valida l’impossibilità di investire oltre 30mila euro nei PIR a persona e che l’agevolazione fiscale promossa è strettamente rivolta al risparmiatore che detenga l’investimento in portafoglio per almeno 5 anni.

PIR: novità separazione contabile

Il punto più oscuro della precedente normativa sui PIR riguardava la separazione contabile richiesta alle emittenti. La riformulazione del comma 113 rende chiara, ora, la necessità di separare contabilmente le attività inerenti ai PIR con l’obiettivo di rendere più semplice il controllo del rispetto degli obblighi e il tracciamento dei trasferimenti di capitali di investimento.
Le emittenti - che siano intermediari finanziari oppure assicurative - devono implementare una separazione contabile corretta e verificabile dato che la normativa sul PIR non prevede l’obbligo di legge di compilare un rapporto periodico sui valori degli importi ricevuti ed emessi.

Tempi di reinvestimento sui PIR

Le novità sui PIR prevedono inoltre un allungamento delle tempistiche da 30 a 90 giorni per il reinvestimento dei capitali derivanti dal rimborso alla scadenza degli strumenti finanziari presenti nei Piani Individuali di Risparmio.

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