Osservatorio btp, ecco i movimenti da seguire sui titoli di Stato italiani con i dazi di Trump

Lorenzo Raffo

07/04/2025

Mercato attivo soprattutto sulle scadenze corte (fino a tre anni), con un effetto sulla curva dei rendimenti. Ancora deboli invece gli extralunghi.

Osservatorio btp, ecco i movimenti da seguire sui titoli di Stato italiani con i dazi di Trump

Superfluo aggiungere considerazioni rispetto a quanto sta accadendo sul fronte azionario.

All’opposto l’obbligazionario nel complesso tiene – salvo le emissioni dell’industria automobilistica – e regge anche il fronte dei governativi, che svolgono un inevitabile ruolo di protezione in momenti di tensioni esasperate.

Si notano tuttavia una certa volatilità nel caso dei Btp e un allargamento dello spread rispetto al Bund, fatto ineluttabile in momenti di agitazioni così acutizzate. Facciamo allora il punto sui numeri in corso per i nostri titoli di Stato.

Yield del 10 anni (apertura seduta 7/4) 3,76%
Forchetta yield su un anno Minimo 3,16% - Massimo 4,18%
Attuale posizionamento Distanza dal massimo 11,1%
Resistenze (in presenza di ribasso delle quotazioni) 3,85% e 3,94%
Supporti (in presenza di rialzo delle quotazioni) 3,60% e 3,51%
Future Btp long (apertura seduta 7/4) 118,4
Resistenza del future 118,56
Supporto del future 117,2

Traduciamo il tutto in una sintesi del trend: evidenzia un rafforzamento ma in un contesto pur sempre di volatilità. Due i sintomi favorevoli:

  • dai minimi del 6 marzo il future dei Btp ha innestato una marcia rialzista, con vari indicatori tecnici tornati positivi;
  • la media mobile a 200 periodi è ancora sovrastante (segno quindi di debolezza) ma la distanza si è accorciata di molto. E venerdì c’è stato quasi un tentativo di contatto.

Ora è proprio quest’ultimo il segnale da seguire: se la 200 fosse rotta al rialzo il quadro generale migliorerebbe e non di poco.

Inflazione sì o no?

Inesorabile che l’elemento trainante resti l’effetto dazi sull’inflazione. C’è incertezza su questo fronte ma dagli Usa arrivano indicazioni che il mercato ha ricominciato ad acquistare Tips, ovvero Treasuries indicizzati all’andamento de costo della vita. L’Europa resta più attendista nel collocarsi sugli “inflation linked”, poiché teme che da noi gli impatti dei dazi saranno più recessivi che inflazionistici. Si aspettano pertanto le evoluzioni e in questo gli investitori si dimostrano saggi, poiché appare difficile prevedere gli sviluppi di un quadro dominato dalla politica e solo di rimando da fattori economici.

Un segnale comunque c’è!

L’esitazione di cui si diceva è confermata una volta di più dal comportamento alquanto titubante delle alte “duration” e quindi dei governativi extralunghi. Il contesto avrebbe dovuto favorirli dopo mesi di debolezza e invece ciò non avviene, proprio perché il timore inflattivo porta a credere che la Bce non sia ancora decisa a favore di tagli consistenti dei tassi. Intanto gli investitori sembrano volersi attestare su due fronti relativamente alle scadenze: si collocano sui corporate italiani per quelle medie e sui Btp per le lunghe.

Btp corti in sprint

Intanto la lenta normalizzazione della curva italiana si accentua per i Btp fino ai tre anni, con un forte calo dei rendimenti:

Scadenza Yield 1 mese fa Yield in corso
A 1 anno 2,32% 2,02%
A 2 anni 2,49% 2,08%
A 3 anni 2,59% 2,34%

Le quotazioni confermano il tutto:

  • Btp 0% Ag2026: Isin IT0005454241 – in un mese è salito da 96,87 Eur agli odierni 97,5 Eur.
  • Btp 2,2% Gn2027: Isin IT0005240830 – nello stesso periodo ha messo a segno un rialzo da 99,42 Eur a 100,4 Eur.
  • Btp 3,4% Ap2028: Isin IT0005521981 – in quattro settimane è progredito da 102,05 Eur a 103,18 Eur.

In tutti e tre i casi i movimenti sono stati rilevanti e trovano riscontro in una domanda altrettanto attiva da parte degli istituzionali relativamente ai Bund.

Protezione si voleva e così è stato

Il mercato ha quindi anticipato i tempi preferendo scadenze brevi in ottica difensiva e la scelta si è rivelata corretta. Ora così dall’andamento della parte molto corta della curva italiana si potranno trarre indicazioni sui sentiment futuri, sebbene non si avvertano ancora indizi di uno passaggio verso il “risk on”. Infine un segnale importante: si è rievidenziata una decorrelazione fra azionario e obbligazionario, smentendo i catastrofismi di chi preveda una probabile futura tempesta sul secondo fronte.

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