Lo spettro della deflazione nell’area euro sta mettendo in difficoltà l’oro, che è sceso sotto 1.320 dollari l’oncia. Possibili nuovi ribassi nei prossimi giorni
Negli ultimi giorni l’oro è tornato a deprezzarsi a seguito del rimbalzo del dollaro americano sui mercati vallutari e del minore appetito per il rischio sui mercati finanziari, dopo le indicazioni fuorvianti della FED sull’avvio del tapering e il brutto dato sull’inflazione nell’area euro. I timori per una costante crescita delle pressioni deflazionistiche nell’area euro non fanno di certo sorridere il metallo prezioso, che storicamente viene considerato un bene rifugio per arginare eventuali focolai inflazionistici in grado di mettere al tappeto le valute a corso forzoso.
Ora che l’inflazione è ai minimi, ma non solo nell’eurozona, il metallo giallo vive di fortune alterne. Il trend di medio periodo è negativo, tanto che dai massimi storici di 1.921 dollari di settembre 2011 il valore dell’oro è diminuito del 45%. Il tapering si allontana, forse al primo trimestre del 2014, ma gli investitori ormai sanno che nel giro di 2-3 anni le politiche monetarie delle grandi banche centrali potrebbero tornare ad essere più restrittive. Il terreno per la crescita delle quotazioni dell’oro non è più fertile come in passato, tanto che ormai gli analisti finanziari ritengono che il bull market pluridecennale sia ormai giunto al termine.
Il 28 ottobre il metallo giallo aveva toccato il massimo più alto da oltre un mese a 1.361 dollari l’oncia. Da questo livello, però, sono scattate forti vendite che hanno riportato la quotazione fin sotto 1.320 dollari. Ieri i prezzi sono scesi a 1.319 dollari, mentre stamattina è in corso un timido pullback a 1.325 dollari. L’oro potrebbe impattare negativamente sulla key area di 1.330 e ritornare a scendere con target a 1.300 dollari nel giro di 2-3 sedute. Solo un ritorno sopra 1.350 dollari potrebbe modificare il quadro tecnico, tornato moderatamente negativo nel brevissimo periodo.
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