Ordinanze regionali più severe dei decreti: perché e come è possibile

Alcune ordinanze regionali - come in Lombardia e in Campania - sono più severe e restrittive dei decreti ministeriali contro il coronavirus. È legittimo e quale prevale? La risposta è nella Costituzione.

Ordinanze regionali più severe dei decreti: perché e come è possibile

Da quando è scoppiata in Italia l’emergenza coronavirus si sono susseguiti molti decreti ministeriali e ordinanze regionali, in alcuni casi anche in contrasto tra loro. Legittimo chiedersi come e perché questo è possibile e secondo quale legge sindaci e Presidenti di Regione possono prendere decisioni più severe di quelle adottate su scala nazionale. La risposta è nella nostra Costituzione che, all’articolo 117, detta le materie di competenza esclusiva dello Stato e lascia tutte le altre all’autonomia regionale (anche l’organizzazione dei servizi sanitari, scolastici e universitari), ma sempre nel rispetto dei principi dello Stato.

Per questo motivo, i Presidenti di Lombardia, Campania e Veneto, hanno potuto introdurre misure più severe per contrastare il contagio della COVID-19 sul territorio regionale rispetto a quelle stabilite dai decreti ministeriali, ad esempio anticipare la chiusura di parchi, vietare lo sport all’aperto e limitare l’orario di apertura dei supermercati.

Possono le Regioni emanare ordinanze più severe dei decreti?

L’Italia è un territorio complesso e articolato, per questo ai Governatori delle Regioni e ai sindaci è dato ampio margine decisionale, soprattutto nelle situazioni di necessità e urgenza come quella che stiamo vivendo in queste settimane. Per tale motivo non deve stupire che in alcune Regioni siano in vigore regole più restrittive contro il contagio, con maggiori divieti e talvolta sanzioni più salate.

Alcune volte, come è avvenuto nel caso della Lombardia e della Campania, le ordinanze regionali anticipano quello che sarà poi contenuto nei decreti - ad esempio la chiusura dei parchi e il divieto di fare sport all’aperto- oppure vanno a specificare le disposizioni generali stabilite a livello nazionale da leggi e provvedimenti ministeriali.

Gli abitanti della Regione devono attenersi alle ordinanze regionali, anche e soprattutto quando queste sono più restrittive e severe. Ciò non toglie che lo Stato abbia il potere di intervenire sulle materie regionali per salvaguardare l’unità giuridica o economica del Paese e tutelare l’interesse nazionale. In tutti gli altri casi, sono i Presidenti di Regione e i sindaci a dover intervenire nelle situazioni di emergenza (sanitaria ma anche in caso di eventi meteorologici eccezionali) poiché ogni Regione è diversa dalle altre e ha bisogno di misure differenti. Per questo in Lombardia e in Veneto, dove il numero di contagiati e morti per coronavirus sono notevolmente più elevati rispetto al resto dell’Italia, si è ritenuto necessario intervenire con ordinanze ancor più restrittive.

Resta fermo che in ogni caso le ordinanze e le leggi regionali non possono mai andare in contrasto con i diritti costituzionali e con i principi cardine dello Stato centrale, al quale compete la funzione di vigilanza e armonizzazione delle decisioni adottate a livello territoriale.

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