Omessa dichiarazione redditi, il Fisco deve provare il dolo: sanzioni e termini di accertamento

L’omessa dichiarazione dei redditi è un reato fiscale che prevede la reclusione in carcere fino a quattro anni, tuttavia spetta al Fisco provare il dolo del contribuente. Qui le sanzioni, i termini per l’accertamento e le ultime novità sull’evasione fiscale.

Omessa dichiarazione redditi, il Fisco deve provare il dolo: sanzioni e termini di accertamento

La dichiarazione dei redditi si considera omessa dopo 90 giorni dal termine fissato dall’Agenzia delle Entrate per inviare la comunicazione. Chi si attiene alle scadenze previste rischia pesanti sanzioni, anche il carcere fino a quattro anni.

Nonostante il dettato normativo, la Cassazione ha aderito ad un orientamento che favorisce i contribuenti, stabilendo che spetta all’Amministrazione tributaria provare gli elementi del reato, in particolare il dolo dell’evasore. Senza la prova del dolo non può esserci sentenza di condanna. Dall’altro altro lato però il Governo sta incrementando le misure a contrasto dell’evasione fiscale, tra questa l’abbassamento della soglia di punibilità dell’evasione fiscale, che da 150 mila euro passa a 100 mila euro.

Omessa dichiarazione dei redditi: è reato solo se l’Ade prova il dolo

Omettere la dichiarazione dei redditi è un reato e recentemente su di esso si è espressa la Corte di Cassazione con una pronuncia che è marcatamente a vantaggio dei contribuenti. Si tratta della sentenza numero 31343 del 19/0/2019, qui i giudici supremi hanno sancito che il reato di omessa dichiarazione sussiste solo se il Fisco, quindi l’Agenzia delle Entrate, prova il giudizio il dopo del contribuente: quindi la volontà e la coscienza di evadere le tasse e arrecare un danno all’Amministrazione finanziaria.

Come si può evincere non si tratta di una cosa da poco: infatti provare l’elemento psicologico dell’evasore non è affatto agevole. Per questa ragione l’Ade non ha accolto la pronuncia con entusiasmo, ritenendola eccessivamente “pro reo”, cioè a favore dell’evasore.

In altre parole, affinché ci sia la condanna, l’Agenzia delle Entrate deve provare non solo che il cittadino non ha fornito la dichiarazione entro i termini indicati ma anche che il fatto non è avvenuto per negligenza ma con il dolo specifico di voler contravvenire alle regole del Fisco ed assicurarsi vantaggi illeciti.

A questa pronuncia di indiscusso valore si devono affiancare dall’altro altro le misure restrittive del Governo nei confronti dei grandi evasori. La proposta del Ministro della Giustizia Bonafede è stata accolta con successo: carcere agli evasori a partire da 100 mila euro evasi, anziché 150 mila euro. Per questi ci sarà la condanna al carcere per 8 anni e la confisca dei beni anche per un valore superiore alla somma evasa, come accade per i reati di stampo mafioso.

Cosa si rischia per omessa dichiarazione?

Il profilo sanzionatorio dell’omessa dichiarazione è contenuto all’articolo 5 del decreto legislativo numero 74 del 2000 sui reati fiscali. La disciplina si articola in due commi:

  • comma 1: prevede la reclusione da un minimo di un anno e sei mesi al massimo di quattro anni per chi evade le imposte sui redditi o Iva e non presenta le dichiarazioni relative per imposte evase superiori a 50 mila euro.
  • comma 1-bis: prevede la reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni al massimo per chi non presenta la dichiarazione di sostituto d’imposta, sempre quando la somma evasa supera i 50 mila euro.

Si ricorda che 50 mila euro è la soglia al di là della quale i reati tributari, come l’omessa dichiarazione, acquistano rilevanza penale e quindi possono portare alla detenzione in carcere. Sotto tale soglia vi saranno solamente sanzioni amministrative commisurate alla cifra evasa.

Termini di accertamento per omessa dichiarazione

La Legge di Bilancio per il 2016 (art. 57, DPR n. 633/72 e 43, DPR n. 600/73) fissa i termini di accertamento relativi ai periodi d’imposta dal 2016 in poi, modificando sensibilmente la disciplina precedente.

Gli avvisi di accertamento non sono altro che le comunicazioni che il Fisco notifica al contribuente quando risultano delle irregolarità, questi sono soggetti a tempistiche precise, superate le quali l’omessa dichiarazione perde rilievo penale. Precisamente i termini di accertamento sono fissati:

  • entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione;
  • entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione omessa avrebbe dovuto essere presentata.

Ecco un esempio per fare chiarezza: i termini di accertamento per la dichiarazione omessa relativa al 2012 sono scaduti il 31 dicembre del 2017, quindi cinque anni dopo.

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