L’economia britannica ha subito una contrazione dello 0,2%, questo è quanto rivela una statistica resa nota oggi e ripresa dal Financial Times.
Una delle istituzioni britanniche più quotate nel campo della statistica, l’0NS (Office for National Statistic) ha infatti pubblicato la percentuale di contrazione del Pil, rilevando che si situa leggeremente al di sopra delle aspettative degli economisti guidati da Thomas Reuters, che davano il calo allo 0,1%.
Per quanto riguarda i dati nello specifico, l’ONS ha fatto sapere che sebbene il settore più forte dell’economia britannica, quello dei servizi, sia rimasto sostanzialmente stabile, gli esiti relativi dei diversi settori si sono differenziati. Il rendimento di hotel, trasporti e distribuzione ha subito un calo complessivo dello 0,5% fra il terzo e il quarto trimestre del 2011.
Nello stesso periodo, però, le attività pubbliche hanno visto un incremento dello 0,4%.
Lo stesso tasso di discesa registrato nell’ambito dei servizi ha investito il settore delle costruzioni, con un -0,5% nel periodo ottobre-dicembre. Più forte, invece, il calo della produttività per il settore industriale, sceso di 1,2 punti percentuali. In particolare, la manifattura ha subito un calo dello 0,9%.
Meno 4,1 punti percentuali, invece, per le utility .
I dati dell’economia britannica hanno certamente subito un calo lieve, soprattutto se confrontati con il resto del contesto europeo. Lo stesso fatto della contrazione ha però sollevato legittimi timori sulla eventualità che il Regno Unito possa affrontare una recessione. Proprio ieri, tra l’altro, il governatore della banca centrale, Mervyn King aveva fatto sapere che il cammino per una ripresa considerevole dell’economia è ancora arduo. La banca centrale, infatti, continuerà a stampare moneta corrente ancora per qualche tempo, proprio in vista di un anno che non si prospetta in discesa per il Regno Unito. Ad ogni modo, l’ONS non ha trascurato di menzionare, nelle sue dichiarazioni, lo sciopero del settore pubblico che ha avuto luogo lo scorso 30 novembre. E’ possibile, si legge nelle dichiarazioni dell’istituto, che abbia avuto un peso nella contrazione del Pil registrata, ma, per ora, resta impossibile quantificarne l’impatto. I dati sull’Inghilterra devono essere tenuti in relazione anche con l’ultima stima effettuata dal Fondo Monetario Internazionale sullo stato del paese: l’Fmi prevede infatti per il 2012 un crescita dello 0,6% per il Pil inglese, poco al di sopra dello 0,4% annuanciato dagli stessi economisti britannici. Niente di sicuro, dunque, anche per l’Inghilterra: le ultime stime britanniche vanno ad aggiungere un tassello al mosaico dell’incertezza che coinvolge l’intera eurozona.
© RIPRODUZIONE RISERVATA