Nuova Zelanda taglia i tassi, dollaro neozelandese ai massimi di 1 anno

Flavia Provenzani

11 Agosto 2016 - 08:37

La banca centrale di Nuova Zelanda taglia i tassi di interesse ai minimi record al 2%, probabili altri tagli. Il dollaro neozelandese schizza ai massimi di oltre un anno.

Nuova Zelanda taglia i tassi, dollaro neozelandese ai massimi di 1 anno

La banca centrale della Nuova Zelanda ha tagliato il tasso di interesse ai minimi record del 2.0% durante la sua riunione di politica monetaria di giovedì, anticipando ulteriori ribassi sul tasso di riferimento nel prossimo futuro.

In tutta risposta, il dollaro neozelandese è salito velocemente contro il dollaro USA, con i trader impegnati a domandarsi quanto ancora potranno scendere i tassi di interesse in Nuova Zelanda. Non ne sarà contento il governatore della Reserve Bank di Nuova Zelanda, Graeme Wheeler, da tempo impegnato a spingere la svalutazione del dollaro neozelandese per sostenere l’economia del paese, strettamente legata alle esportazioni.

Il dollaro della Nuova Zelanda ha toccato i massimi di oltre un anno dopo l’annuncio, a quota $0.7351, il livello più alto da maggio 2015.

Reserve Bank di Nuova Zelanda taglia i tassi, altri tagli in arrivo

La Reserve Bank di Nuova Zelanda ha tagliato il tasso ufficiale di un quarto di punto percentuale, come previsto dagli analisti, e ha aggiunto che «sarà necessario un ulteriore allentamento della politica».

La banca centrale prevede di tagliare i tassi di interesse di almeno un altro quarto di punto entro la metà del prossimo anno.

Leggi anche: Dilemma Nuova Zelanda: quando lo stimolo economico è eccessivo?

Dollaro neozelandese ai massimi di un anno: il mercato si aspettava di più

Prima dell’annuncio, i mercati finanziari stavano valutando la possibilità di un taglio dei tassi più profondo. Per questa ragione il dollaro della Nuova Zelanda è salito a 73,41 centesimi di dollaro statunitense poco dopo l’annuncio, da quota 72.13 registrata prima dell’annuncio di politica monetaria della RBNZ.

«I mercati finanziari stavano attendendo un’azione più forte ma ne sono rimasti delusi»,

hanno commentato gli economisti della ASB Bank.

Sostenuto dai tassi relativamente alti del paese, il cosiddetto kiwi è stata una delle valute più performanti del mondo finora nel 2016 ma questa forza del dollaro neozelandese rischia di minare le industrie esportatrici e il turismo.

Se da una parte le banche centrali di Europa e Giappone si sono rivolte ai tassi negativi per stimolare le loro economie poco performanti, la Nuova Zelanda è in uno stato di salute relativamente solido se paragonato agli standard mondiali. La Reserve Bank giovedì ha aggiornato al rialzo le sue previsioni di crescita per 2017 dal 3,1% al 3,4%, lo stesso per il 2018.

La lotta della Nuova Zelanda per sostenere l’inflazione

Come molti altri paesi, tuttavia, la Nuova Zelanda - strettamente legata all’agricoltura - sta faticando a sostenere l’inflazione, soprattutto a causa di fattori globali come il crollo del petrolio e di altre materie prime.

Il Fonterra Cooperative Group Ltd., il più grande esportatore al mondo di prodotti lattiero-caseari per volume, recentemente ha confermato il compenso per il latte degli agricoltori della Nuova Zelanda vicino ai minimi di nove anni.

Wheeler spera che una moneta più bassa possa aiutare il paese ad «importare» un po’ di inflazione aumentando il prezzo pagato per i prodotti spediti nel paese dall’estero.

«Il tasso di cambio alto sta mettendo ulteriore pressione all’esportazione e ai settori che competono con le importazioni e, insieme ad una bassa inflazione mondiale, sta portando ad un’inflazione negativa nel settore del commercio»,

ha detto Wheeler in un comunicato.

«Questo rende difficile per la banca raggiungere il suo obiettivo di inflazione. È necessario un calo del tasso di cambio».

Wheeler: un taglio delle 0.50% non era necessario

Nella conferenza stampa a seguito dell’annuncio sul taglio dei tassi di interesse nelle prime ore di giovedì, Wheeler ha rivelato di non avere dato «seria considerazione» ad un taglio dei tassi più profondo, aggiungendo di pensare che non sia necessario.

«Il tempo ci dirà se ne abbiamo bisogno di più o se ne abbiamo bisogno di meno, ma a questo punto non abbiamo ritenuto di aver bisogno di optare per un taglio di 50 punti base».