Dopo alcuni mesi caratterizzati da una netta prevalenza di vendite, la corona norvegese è pronta al rilancio sulle aspettative di stretta monetaria più vicina del previsto
La seconda parte del 2014 è stata molto complicata per la corona norvegese, che ha dovuto fare i conti con la caduta dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali. Il valore del greggio è arrivato a diminuire di quasi 50 punti percentuali dai top di fine giugno scorso, con ripercussioni molto negative sul bilancio statale di Oslo che vive in gran parte dei proventi petroliferi.
Il rischio stagnazione e di bassa inflazione avevano spinto il governatore della Norges Bank, Oeystein Olsen, ad assumere un tono molto dovish sulle strategie future di politica monetaria, avanzando anche l’ipotesi di una riduzione dei tassi di interesse dal livello attuale dell’1,5%.
Tuttavia, a ottobre l’indice dei prezzi al consumo è improvvisamente tornato a crescere su base tendenziale su valori molto vicini al target di inflazione della banca centrale scandinava, ovvero il 2,5%, facendo allontanare l’allentamento monetario e anzi facendo presagire in futuro una stretta sui tassi molto più rapida del previsto.
Fino a qualche tempo fa le indicazioni per un futuro rialzo al costo del denaro erano state fissate per il 2016. Ora l’impennata dell’inflazione – che due anni fa era allo 0,7% - e le stime di crescita del pil intorno al 2,2% per l’anno in corso, dovrebbero far cambiare completamente le tempistiche relative alla stretta sui tassi.
Ciò potrebbe avere ripercussioni positive sulla corona norvegese, che a inizio mese era scesa sui minimi degli ultimi 5 anni nel rapporto di cambio con l’euro e sui minimi da inizio 2009 nei confronti del dollaro. Il cambio dollaro/corona si è avvicinato tantissimo a quota 7, prima di stabilizzarsi intorno a 6,75. Il cross euro/corona, invece, ha sfiorato 8,68 e da qualche giorno si muove poco sopra il supporto di 8,40.
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