Non basta vincere le elezioni, Cabras: «In Italia governa il Deep State»

Non basta vincere le elezioni ed andare al governo, in Italia governa il Deep State. Ci sarebbe un’altra forza oscura con cui fare i conti: lo stato profondo in grado di mettere bocca su tutto e di bloccare i tentativi di riforma di qualsiasi tipo di esecutivo. Parola del deputato del Movimento 5 Stelle Pino Cabras recentemente pronunciate in un convegno a Londra.

Non basta vincere le elezioni, Cabras: «In Italia governa il Deep State»

Non basta vincere le elezioni ed andare al governo, in Italia governa il Deep State. Ci sarebbe un’altra forza oscura con cui fare i conti: lo stato profondo in grado di mettere bocca su tutto e di bloccare i tentativi di riforma di qualsiasi tipo di esecutivo. Specialmente di quelli che vogliono cambiare davvero lo status quo. In un Paese normale se dichiarazioni di questo tenore arrivassero da un parlamentare della maggioranza di governo, probabilmente su giornali e tv non si parlerebbe di altro. Anche solo per contestarle. Invece, come diceva Grillo alcuni anni fa in uno spettacolo, l’Italia è in “leggera controtendenza” e così le parole pronunciate a Londra dal deputato pentastellato Pino Cabras, sono passate sostanzialmente in cavalleria.

Deep State al governo

Lo scenario dal quale si scoperchiano i meccanismi nascosti del potere è il «New Deal europeo» incontro organizzato a Londra dal Movimento Roosevelt, presieduto da Gioele Magaldi, gran maestro del Grande Oriente democratico. Lo stesso Magaldi, nel libro “Massoni”, aveva descritto con efficacia il cosiddetto back-office del potere . E Cabras non ha alcun problema nel confermarne l’esistenza attribuendo a questa oscura entità il freno a molte politiche che il governo vorrebbe mettere in pratica.

“Tra il dire ed il fare c’è lo stato profondo che determina la libertà di decisione su molte cose. Quando si è provato ad alzare la voce sulla questione economica, il governo è dovuto rientrare a più miti consigli dopo il confronto con le istituzioni europee.
Ci sono strutture molto profonde che non possono essere ignorate e che hanno un ruolo determinante nell’orientamento del potere. Non sono per niente facili da scardinare. La politica ha i suoi limiti, spesso rappresenta un tappo nei confronti dell’innovazione. Allo stesso tempo però ci sono leve inaggirabili con cui dobbiamo fare i conti.
Questo governo aspira veramente al cambiamento ma non è formato solamente da Lega e Movimento 5 Stelle: c’è un terzo soggetto, lo stato profondo, in grado di condizionare fortemente la stessa formazione della squadra dei ministri. Avremmo voluto scegliere altri nomi rispetto ad alcuni che poi hanno ricevuto l’incarico ma ci hanno risposto che non si poteva fare e che ci sarebbero stati tutti i mezzi costituzionali per impedirne la nomina. E così facendo questo governo non sarebbe mai nato.
Il Capo di Stato avrebbe potuto forzare la lettera della Costituzione e proseguire sul percorso legato a Cottarelli. Sarebbe stato un grande vulnus per la democrazia”.

L’ostacolo del back-office del potere

Cabras ha ricordato come il cosiddetto Deep State non sia affatto un problema tutto italiano riferendosi a quanto accade da sempre negli Stati Uniti.

“Non penserete mica che Donald Trump sia davvero il decisore unico. Nella successione tra un presidente ed un altro secondo voi perché passano tutti quei mesi? C’è tutto un apparato che si muove.
Il back-office del potere non è un’invenzione, si trova in un edificio molto in alto a Roma, il punto di equilibrio di tante realtà che hanno un ruolo molto rilevante nella storia di uno Stato, a tutela anche di questioni e settori diversi rispetto al modo abituale di pensare della politica. Stiamo incontrando fortissime resistenze, abbiamo approvato ad esempio lo scorso 30 dicembre i rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche. Servivano dei decreti attuativi ma nella firma ministeriale si è registrato un grandissimo ed inspiegabile ritardo.
Ci sono funzionari in grado di rallentare tutto. E quando proviamo a introdurre innovazioni veniamo attaccati dal sistema mediatico sempre pronto a giustificare le resistenze di un sistema contro gli sfasciacarrozze della maggioranza”.

Sul filo del rasoio

Numerosi osservatori hanno contestato al governo una certa distanza tra i proclami e le promesse da campagna elettorale ed i risultati portati a casa ora che Lega e 5 Stelle sono al timone dell’Italia. Cabras allora sottolinea ancora le resistenze del potere contro il cambiamento:

“Abbiamo potuto fare poco, subendo pressioni di ogni tipo e trattamenti diversi. La trattativa sul deficit è stata soffertissima quando, ad un Macron in difficoltà per i gilet gialli, è stato concesso di arrivare al 3,5%, una differenza non di poco conto in grado di garantire certi investimenti. Cosa che vorremmo fare anche noi e che proveremo a mettere in campo soprattutto con le aziende partecipate dallo stato.
Ci sono molte differenze con le posizioni della Lega ma ci unisce la consapevolezza di voler scardinare un meccanismo che ha trovato la sua sede nelle istituzioni comunitarie e che vuole impedire all’Italia, in particolare, alcuni tipi di politiche economiche. Le altre forze politiche di certo non possono rovesciare questo sistema. Basta sentire Zingaretti, apparso fedele al verbo di Renzi ed a tutti gli schemi che hanno imprigionato gli italiani in questi anni.
Bisogna cambiare la politica italiana, bisogna ampliare il dibattito per nuovi appoggi e nuove sponde. Solo con l’aiuto del popolo potremmo farcela. I rappresentanti di questo governo sono molto coraggiosi, cosa mai vista negli ultimi anni. Di Maio ad esempio ha affrontato nodi di potere da far tremare i polsi, un ragazzo di 31 anni in grado di fare questo merita grande rispetto.
Ci sono però degli elementi oggettivi che rendono a volte inaggirabile certi meccanismi. Questo non significa avere paura ma scegliere una strategia.
Le prossime elezioni europee indeboliranno un certo livello di Europa, è ormai questione di tempo, alcune decisioni non sono più rinviabili anche perché si sta andando in recessione: siamo sul filo del rasoio”.

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