Le elezioni presidenziali del prossimo novembre sono al centro di un paradosso. Oltre i tre quarti degli americani preferirebbero “finalisti” diversi da quelli che, presumibilmente, troveranno sulla scheda, Joe Biden e Donald Trump.
Eppure la gente non si sottrae al gioco dei sondaggi su chi vincerà, legittimando le speranze di successo degli screditati contendenti, prima alla nomination del proprio partito, e poi alla corsa per la Casa Bianca. Del resto, rispondere alle domande di agenzie specializzate, giornali e università sulle proprie preferenze non costa nulla, solo il tempo di una telefonata o di una email scambiata con i sondaggisti di turno.
C’è un altro modo però per raccogliere pareri indiretti su quale sia il sentiment reale della popolazione ed è osservare l’andamento delle scommesse. Chi punta su un certo esito, in questo caso, ci mette i suoi soldi. Nel fenomeno delle giocate applicate a personaggi destinati a guidare il Paese è sicuramente presente, magari anche prevalente, la pura passione per l’azzardo in sé. Ma tradurre in un guadagno materiale la probabilità di un determinato evento può anche segnalare la speranza che questo evento si verifichi. Se l’Italia va in finale ai Mondiali di calcio, tra chi scommette sono sicuramente più numerosi gli italiani che la danno vincente di coloro che puntano sugli avversari.
Il sito di scommesse americano BetOnline non quota solo le probabilità su chi vincerà, ma offre anche di puntare sullo stato della demenza di Joe Biden. Josh Barton, esponente del sito, mi ha aggiornato in una serie di email la situazione delle scommesse a metà febbraio.
Il meccanismo che regola puntate e vincite non è facilissimo da capire (almeno, per chi non è un abituale frequentatore dei siti di scommesse come il sottoscritto), e quindi lo spiego per quelli come me.
Quando c’è il segno + davanti alla “quota”, si puntano 100 dollari e si incassa il valore della “quota” più i 100 dollari puntati. Quando c’è il segno meno si punta l’ammontare della “quota” indicata e si vincono 100 dollari. In soldoni, il segno - (meno) indica che bisogna rischiare tanto per guadagnare poco quando ci sono alte chance di vincere. Invece, il segno + (più) indica che le possibilità di vincere sono basse o bassissime, ma il guadagno aumenta al crescere della quota.
“Le probabilità del presidente Biden di essere il candidato democratico alle presidenziali sono diminuite drasticamente durante la scorsa settimana, e anche le sue probabilità di rielezione sono peggiorate”, dice Barton. “Biden era uno dei favoriti a -900 per essere il candidato democratico nel 2024, ma attualmente queste probabilità sono scese a -275”.
Che cosa vuol dire, in denaro? Che per vincere 100 dollari prima uno doveva puntarne 900, mentre ora per vincere 100 dollari deve puntarne 275. “Secondo le scommesse sulle elezioni presidenziali offerte da BetOnline, Biden è sfavorito rispetto a Trump”, dice Barton. Infatti la quota per Donald Trump è - 110. Ciò significa che chi punta 110 dollari su Trump presidente ne vincerà 100: ossia avrà indietro quanto ha puntato e in più avrà 100 dollari.
La scorsa estate Biden e Trump erano entrambi a quota +130, quindi chi scommetteva sull’uno o sull’altro puntava 100 dollari e ne avrebbe vinti 130, ossia incasserà 230 dollari quando avranno la nomina ufficiale del rispettivo partito. “Quindi il divario tra i due si è ampliato in modo significativo”, spiega Barton: le chance di vincere di Trump sono aumentate nel tempo. Chi scommette sul Repubblicano oggi guadagna di meno, mentre quelle di vincere di Biden sono calate, e quindi chi scommette sul Democratico oggi guadagna di più.
Ecco il prospetto delle puntate su chi vince la Presidenza, fornitomi da BetOnline il 12 febbraio scorso:
- Donald Trump -110
- Joe Biden +235
- Michelle Obama +700
- Gavin Newsom +1000
- Kamala Harris +2200
- Nikki Haley +2200
- Robert F. Kennedy Jr. +2700
Per esempio, chi punta 100 dollari sull’Indipendente Robert Kennedy Jr. ne vincerà 2700 in caso di sua vittoria (oltre ai 100 dollari puntati).
Il peggioramento della quota di Biden è (anche) dovuto alle condizioni di salute del presidente.
“Naturalmente, di recente si è parlato molto dell’età e della condizione mentale di Biden”, mi ha scritto Barton, “e ciò ha avuto un impatto diretto sulle proiezioni degli oddsmaker (i creatori delle quote)”. Il sito web è così arrivato addirittura a offrire una scommessa su ciò che Biden otterrebbe in un test sulla demenza.
Il quadro di riferimento è il Punteggio del Mini-Mental State Examination (MMSE), se e quando verrà fatto il test su Joe Biden. E queste sono le quote:
- 13-19 (demenza moderata) +150
- 20-24 (demenza lieve) +165
- 12 o meno (demenza grave) +450
- 25-30 (nessuna demenza) +500
L’opzione “demenza moderata” è la preferita. Chi punta 100 dollari su questo livello, da 13 a 19, vince 150 dollari, dopo aver avuto indietro i 100 dollari puntati. La «demenza grave» è un’ipotesi giudicata improbabile, ma la «nessuna demenza» paga ancora di più.
Rientrando nel mondo dei sondaggi di opinione, mentre i risultati delle rilevazioni su chi saranno i due candidati appaiono scontati - Trump è al 75% contro il 18% di Nikki Haley e Biden è al 74% ma corre sostanzialmente senza veri avversari - le previsioni su chi diventerà presidente sono molto incerte. La media dei sondaggi dei testa a testa fra i due, al 20 febbraio, registra il 44,9% pro Trump e il 43,8% pro Biden, un virtuale pareggio. E singole rilevazioni offrono motivi di ottimismo, e pessimismo, all’uno o all’altro: a fine gennaio il sondaggio di Reuters prevedeva Trump davanti a Biden per 40% a 34%, e all’opposto la Quinnipiac University dava Biden davanti a Trump per 50% a 44%.
Nei mesi a venire questa altalena di verdetti proseguirà fino alle due convention estive, e ad influenzarla saranno gli effetti sull’opinione pubblica indipendente dei processi in corso, che riguardano soprattutto il repubblicano Trump con le sue 90 incriminazioni, ma che non risparmiano neppure il presidente in carica. Joe, infatti, è invischiato, oltre che nella procedura di impeachment, nelle indagini sugli affari internazionali del figlio Hunter. Di quest’ultimo si sa, da testimonianze al Congresso di suoi ex soci (Tony Bobulinski il più importante), che usava il «brand» della famiglia Biden per vendere l’influenza politica del babbo, quando era vicepresidente, ai soci di società energetiche in Ucraina e finanziarie in Cina. È acclarato che erano aziende legate a governanti corrotti (Romania, Ucraina..) e, nel caso di Pechino, al partito comunista cinese.
È una campagna presidenziale senza precedenti, e non consola che sarà l’ultima della coppia, 158 anni in due.