“Dovremmo vivere tutti a Minimo Impatto”: Giuseppe Avolivolo ci racconta della sua società

Giuseppe Avolivolo ci racconta Minimo Impatto, la sua nascita e soprattutto gli sviluppi che l’azienda ha avuto in questi 10 anni con il solo obiettivo di essere sostenibili per il Pianeta.

“Dovremmo vivere tutti a Minimo Impatto”: Giuseppe Avolivolo ci racconta della sua società

Giuseppe Avolivolo, amministratore unico di Minimo Impatto racconta la nascita e la crescita della società, in poco più di 10 anni passata da 2 a 10 dipendenti con un obiettivo comune: lasciare il Pianeta più sostenibile di come lo abbiamo trovato.

  • Dopo 10 anni dalla nascita, Minimo impatto è una realtà ben conosciuta per quel che riguarda la green economy, ma quando siete partiti come vi è venuta l’idea?

Tutto nasce dal forte desiderio di mia moglie Maria Rosaria (oggi direttrice amministrativa dell’azienda) e mio, di poter fare la nostra parte per realizzare quel cambiamento che avremmo voluto vedere nel mondo. Abbiamo sempre avuto un forte spirito ecosostenibile nella vita privata. “Dovremmo vivere tutti a Minimo Impatto”, dieci anni fa ci ripetevamo questa frase tornando a casa. Mentre eravamo fermi - per ore - in fila, in auto, tornando da un lavoro che non ci piaceva, respirando smog.

Ci chiedevamo, “è davvero possibile che non si possa fare qualcosa, per cambiare le cose? Siamo veramente costretti a vivere in un mondo invaso da plastica, da smog, inquinamento? Era così che sognavamo di cambiare il mondo quando eravamo piccoli?”. Abbiamo pensato che fosse il momento di non delegare più, di impegnarci a rispettare le promesse che avevamo fatto a noi stessi bambini: di lavorare ogni giorno per un Pianeta in armonia con le persone e la natura.

  • Voi da ormai un decennio vi occupate di vendere prodotti che siano compostabili e biodegradabili. Potete spiegarci quando un prodotto può essere definito tale e in che modo lo si può riconoscere?

La biodegradazione è il processo biologico che si può descrivere come la capacità di sostanze e materiali organici di essere degradati in sostanze più semplici mediante l’attività enzimatica di microorganismi. In pratica tutto è biodegradabile. Ma il problema è il tempo. Una posata di plastica potrebbe rimanere lì secoli, come anche un sacchetto di plastica o i brandelli di una bottiglia che continuano a disintegrarsi diventando anche più pericolosi. Anche volendo ripulire i mari non c’è modo di catturare quelle microplastiche che finiscono sempre di più per diventare cibo per i pesci.

Il termine corretto è quindi compostabilità i cui requisiti sono descritti per legge. In Europa la normativa è stata delineata dalla ormai celebre UNI EN13432.
La compostabilità è la capacità di una materiale organico di trasformarsi in compost mediante il processo di compostaggio. Ovviamente il processo parte dalla biodegradazione, ma riguarda materiali che possono appunto trasformarsi in compost ovvero concime! Alcuni rifiuti organici possono anche essere compostati nelle compostiere domestiche. Pensiamo agli scarti di frutta e verdura, ma anche un fazzoletto di carta. Altri invece possono diventare “terriccio” negli impianti di compostaggio.

Ovviamente frutta, verdura, scarti di cibo sono sempre compostabili. Per prodotti elaborati (come un piatto) esistono una serie di certificazioni che recano esplicitamente la scritta compostabile e la conformità alla normativa.

  • Adesso l’Unione europea ha approvato la legge che vieterà l’uso di plastica monouso, pensate che la proposta sia idonea? Si potrebbe migliorare ancora la nuova regolamentazione che l’Ue ha approvato?

Siamo arrivati a un punto in cui la buona volontà dei singoli è fondamentale, ma non basta. Quindi questa norma ha una portata rivoluzionaria meravigliosa. Prima regola è ridurre (pensiamo alla normativa sugli shopper che ha avuto come immediata conseguenza la contrazione dei sacchetti in vendita), la seconda è produrre in maniera ecosostenibile ciò che in ogni caso serve. Il testo definitivo non è stato ancora varato. Certo se potessi dare un consiglio alla UE… incentivare maggiormente la ricerca sulle bioplastiche in modo tale da far crescere la produzione made in Europe nei diversi paesi, così che possa essere il più possibile a “Km 0”. La strada è tracciata, ma sulla velocità con cui si può percorrere può incidere l’Europa. Eccome. Anche perché francamente non c’è tempo da perdere.

  • Parliamo un attimo di educazione ambientale: quanto pensate che la consapevolezza delle proprie azioni potrebbe portare le persone a cambiare il proprio modo di vivere? Ritenete che se i consumatori fossero davvero informati su quanto inquinante è il prodotto che stanno acquistando cambierebbero la propria scelta?

Assolutamente! Ovviamente non può valere per tutti (e lì deve esserci la legge), ma il caso delle ecostoviglie lo dimostra. Ben prima del prossimo divieto alla plastica monouso, sono in tanti ad aver deciso (dalla festa privata in casa, ai catering, ai ristoranti) di scegliere, per l’usa e getta, solo soluzioni sostenibili. E lo fanno perché si sono documentati e/o perché sanno bene qual è l’attuale situazione.

Noi ci crediamo talmente tanto da aver cercato, da sempre (sin da quando eravamo in 2 in azienda… 11 anni fa!), di contribuire alla corretta informazione ambientale (parte imprescindibile dell’educazione ambientale).
Abbiamo iniziato creando prima un sito con una nutrita sezione news, poi un altro, quindi è nato il blog e ora il portale Fatti di Green. E ovviamente anche i social network e le chat sui nostri portali. Senza dimenticare gli appuntamenti dal vivo come le fiere, incontri con gli studenti, per parlare, per raccontare, per far capire che un diverso modo di vivere è possibile e si può già toccare con mano.

  • In base alla vostra decennale esperienza quali sono le pratiche più inquinanti, i peggiori gesti quotidiani che portano problemi all’ambiente e che spesso si fanno senza neanche rendersene conto?

Tante piccole cose possono essere fatte in maniera sostenibile. Qualcosa non ci serve più ma è buona? Invece di buttarla regaliamola, vendiamola, barattiamola! Abbiamo caldo in stanza? Spegniamo il termosifone invece di aprire la finestra. Abbiamo freddo? Pensiamo al maglione in più prima di aumentare il riscaldamento. Facciamo la spesa? Apriamo bene gli occhi sull’origine delle materie prime e il fine vita…

  • Nel vostro ecommerce ci sono tante sezioni, una per ogni gesto quotidiano e per ogni settore della vita di tutti i giorni, quali sono i prodotti più richiesti? Quali proposte sembrano aver ottenuto il maggior consenso da parte del pubblico?

Noi abbiamo 2 siti diversi: uno dedicato ai prodotti ecologici per la casa e la famiglia (minimoimpatto.com) e uno più specifico per le stoviglie (ecostoviglie.com). Sul primo i prodotti più richiesti sono i kit party e i pannolini compostabili.

Anche sul secondo vanno fortissimi i kit per le diverse occasioni (eventi, coffee break, ecc). Il “segreto”? Cerchiamo di venire incontro alle esigenze dei clienti anche immaginando ciò che a loro può servire e realizzando “pacchetti” all inclusive: più veloci da ordinare, completi e anche con un ulteriore sconto.

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