Nonostante le turbolenze per la crisi della Grecia, l’oro non riesce a riacquistare il suo status di bene rifugio. Quotazione ai minimi da due settimane in area 1.170$ l’oncia
La quotazione dell’oro continua a mostrare alti e bassi che fanno pensare a uno strumento completamente in balia della speculazione di breve termine. Il metallo prezioso, che da diverso tempo sembra aver smarrito la sua storica funzione di bene rifugio nelle fasi di turbolenza finanziaria, non riesce a posizionarsi al di sopra della soglia dei 1.200$ l’oncia e allo stesso tempo mostra un mini-trend ribassista di breve periodo che spinge i prezzi fin sotto 1.170$ ai minimi da due settimane.
Nel secondo trimestre dell’anno in corso il metallo giallo si sta muovendo all’interno di una fase lateral-ribassista, compresa tra area 1.230$ e 1.160$ l’oncia. Ora i prezzi si stanno nuovamente avvicinando ai bottom di periodo, che potrebbero anche essere perforati per lasciar spazio a una nuova gamba bearish con primo target tecnico posto in area 1.140$ l’oncia, ovvero i minimi di metà marzo scorso. Va male anche l’argento, sceso sotto 16$ e praticamente sui minimi a due mesi.
Le difficoltà dei due più noti metalli preziosi si aggiungono a quelle del platino, che è da diverse settimane in caduta libera. Qui la quotazione è ai minimi da oltre 6 anni, dopo che sono stati sfiorati i 1.050$ l’oncia. Negli ultimi dodici mesi il platino ha perso quasi il 40% del proprio valore, avvicinandosi addirittura alla soglia psicologica dei mille dollari l’oncia che non tocca ormai da inizio 2009. Il declino dei precious metals dovrebbe essere il preludio all’avvio della stretta sui tassi di interesse negli Stati Uniti.
Già nel 2015 la FED potrebbe alzare il costo del denaro per ben due volte (settembre e dicembre), soprattutto dopo la revisione al rialzo del pil nel primo trimestre da -0,7% a -0,2%. Un fattore cruciale che dovrebbe pesare ancora molto sull’andamento di oro e altri metalli preziosi (ma più in generale delle commodity) è sicuramente la forza del dollaro statunitense, che nel secondo semestre dell’anno potrebbe riprendere la sua marcia trionfale già mostrata nel corso del 2014. Un eventuale boom del biglietto verde potrebbe spingere l’oro fino a 1.000$ l’oncia entro fine anno.
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