Mediaset-Vivendi: storia completa della guerra tra i due colossi TV

Mediaset-Vivendi, storia completa della guerra tra le società di Berlusconi e Bolloré. Tutto ruota attorno al patto sulla pay-tv Premium: la cronaca degli ultimi 8 mesi.

Quella in corso tra Mediaset e Vivendi è una lotta senza quartiere che va avanti ormai da mesi. L’ennesimo colpo di scena si è consumato proprio ieri, con la società francese - sempre più proiettata verso la scalata al Biscione - che è arrivata a detenere il 20% del capitale di Cologno Monzese.

Mossa alla quale Fininvest (holding di proprietà della famiglia Berlusconi, che controlla Mediaset) ha replicato portando la sua quota al 38,26% e presentando una denuncia alla procura di Milano per manipolazione del mercato.

Il pomo della discordia tra i due giganti delle telecomunicazioni porta il nome di Mediaset Premium. E per capirci qualcosa in questa complicata partita a scacchi occorre tornare indietro di qualche mese.

8 Aprile 2016. Mediaset e Vivendi siglano un patto relativo alla cessione della pay-tv Premium (che tra l’altro detiene i diritti per trasmettere in esclusiva le partite della Champions League).

L’accordo prevede uno scambio azionario di un pacchetto del 3,5% del capitale e la vendita della quota del Biscione nella pay-tv Mediaset Premium (l’89% della pay-tv, mentre il restante 11% acquistato dagli spagnoli di Telefonica è destinato ad arrivare in un secondo momento).

Una delle clausole del contratto impedisce all’azienda francese di Vincent Bolloré di salire oltre il 5% del capitale Mediaset per tre anni. Il closing dell’operazione è fissato al 30 settembre 2016.

Mediaset-Vivendi: il passo indietro di Bolloré

Qui però arriva il bello. Il 10 maggio 2016 escono i dati trimestrali di Mediaset Premium, che evidenziano una perdita superiore ai 56 milioni, con un indebitamento che sale a oltre 200 milioni. A luglio il cda di Mediaset rende noto che nel primo semestre dell’anno la pay-tv Premium ha registrato perdite per 100 milioni, anche se abbonati e ricavi risultano in crescita.

Vivendi, dopo aver messo sotto la lente di ingrandimento il business plan di Premium, bolla come “irrealistica” l’ipotesi di fissare al 2018 il limite per il ritorno all’equilibrio operativo. Il gigante transalpino si rimangia l’accordo siglato ad aprile e fa una nuova proposta: scambio del 3,5% di Vivendi col 3,5% di Mediaset confermato, acquisto del 20% di Premium (non più 100%) e possibilità di arrivare in tre anni a detenere circa il 15% di Mediaset tramite prestito obbligazionario convertibile.

L’azienda di Cologno Monzese rispedisce l’offerta al mittente e accusa Vivendi di volere in realtà scalare l’azionariato Mediaset.

Mediaset-Vivendi: Premium è una Ferrari o è una Punto?

Ad agosto, l’ad di Vivendi Arnaud de Puyfontaine dichiara al Financial Times:

“Mediaset Premium? Se mi dici che mi stai vendendo una Ferrari e poi viene fuori che è una Punto, allora abbiamo un problema. Il business plan su Premium che Mediaset ha presentato, con break even previsto secondo loro nel 2017, è irrealistico.

Secondo lo studio Deloitte, il piano economico di Premium va rivisto fortemente al ribasso, da maggio abbiamo già avvertito più volte i vertici Mediaset su questo aspetto. Vivendi non vuole prendere il controllo di Mediaset, se lo avessimo voluto fare, sarebbe stato molto più semplice andare sul mercato e costruire una partecipazione”.

Mediaset-Vivendi: l’inizio della battaglia legale

E’ l’inizio della battaglia legale. Sia Mediaset sia la controllante Fininvest si rivolgono alla giustizia civile per chiedere che i transalpini onorino il contratto siglato ad aprile. La società della famiglia Berlusconi pretende un risarcimento danni da 1,5 miliardi. La prima udienza della causa civile è fissata per il 21 marzo 2017.

Mediaset-Vivendi: Cologno Monzese chiede il sequestro del 3,5% di Vivendi

Il 12 ottobre 2016 Mediaset chiede l’apertura di una procedura d’urgenza per sequestrare il 3,5% di azioni Vivendi che i francesi avrebbero dovuto trasferire in cambio del 100% di Premium. L’udienza cautelare viene fissata dal Tribunale di Milano per l’8 novembre, ma poi slitta al 23.

Il 18 novembre 2016, quindi a pochi giorni dall’udienza, Mediaset rinuncia al ricorso d’urgenza, ritenendosi rassicurata dalla documentazione depositata da Vivendi presso la cancelleria del Tribunale milanese.

Mediaset-Vivendi: la telenovela prosegue

Nel frattempo si parla di un possibile accordo tra Mediaset e Sky. Mettendo le mani sulla pay-tv del Biscione, il colosso di Rupert Murdoch potrebbe avere accesso alle immagini per la Champions League 2017, rimanendo praticamente senza rivali sul mercato.

Ieri l’ultimo capitolo della telenovela. Vivendi tenta la scalata e va al 20% di Mediaset, Fininvest prova a difendersi salendo oltre il 38% della sua controllata. Anche il governo interviene per prendere le difese del gruppo televisivo italiano.

Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda definisce inappropriata la scalata di Vivendi ai danni di Mediaset e inizia a studiare una strategia per arginare le scorribande francesi: iniziativa condivisa dalla maggioranza delle forze politiche, da Pd a Lega Nord. Ma la guerra di posizionamento è solo all’inizio.

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