MPS, si salvi chi può: in 4 giorni bruciato un terzo del valore. Profumo: «Indipendenza da riconsiderare»

Marta Panicucci

31/10/2014

All’indomani dei risultati degli stress test, in 4 sedute, il titolo Mps ha bruciato il 33% del suo valore. I vertici ammettono che l’istituto non può più permettersi l’indipendenza, ma trovare marito ad una banca con 2,11 miliardi di shorfall, non è facile. E il tempo stringe.

MPS, si salvi chi può: in 4 giorni bruciato un terzo del valore. Profumo: «Indipendenza da riconsiderare»

La settimana post stress test è stata davvero tragica per Monte dei Paschi di Siena, la grande sconfitta, insieme a Carige, alla verifica europea. Dagli stress test sono emersi 2,11 miliardi di ammanco e, come se non bastasse, la Borsa ha reagito duramente all’esito del test, portando il titolo Mps a bruciare un terzo del suo valore in 4 sedute.

Mps ha tempo fino al 10 novembre per presentare alla Commissione europea e alla Bce un piano di rientro per 2,1 miliardi di ammanco da mettere in pratica nei 9 mesi successivi. Ma la questione sembra molto complessa. Tanto che il numero uno di Mps Profumo ha ammesso la possibilità che la banca senese venga assorbita da un gruppo più solido. E qui scatta il toto nomi. Ma la banca senese sembra essere una patata bollente che nessuno vuole condurre fuori dal guado.

Indipendenza da riconsiderare
E’ il presidente in persona di Mps ad affermare che i vertici della banca stanno riconsiderando l’indipendenza dell’istituto. Ciò significa che trovare quei 2,11 miliardi è più difficile del previsto e che probabilmente l’unica soluzione per la salvezza di Mps è un matrimonio con una banca italiana o straniera con le spalle più larghe.

Dopo il deficit di capitale evidenziato dai test della Bce, il presidente di Mps, insieme con l’ad Viola, deve mettere a punto un capital plan da presentare alle autorità europee, anche perché dal 4 novembre il gruppo finirà sotto la vigilanza della Bce che assume ufficialmente il ruolo di supervisore del sistema bancario europeo.

Possibili strade
Da qualche giorno le ipotesi per il salvataggio di Mps si sprecano. Il primo obiettivo è ricevere l’ok dalle autorità italiane e europee per lo slittamento del rimborso dei Monti bond residui, pari a 1 miliardo. Il regolamento di queste obbligazioni prevede anche la conversione in azioni, su richiesta di Mps, ma sull’eventualità Profumo non ha voluto rilasciare commenti.

Ipotesi sempre più accreditata è quella della fusione-salvataggio, un matrimonio con un’altra banca, in cui però Mps rappresenterebbe l’anello debole, costretto ad accettare le richieste del coniuge più solido. In questi giorni si è parlato di una possibile integrazione con Ubi Banca, subito smentita dai vertici della banca, con Bbva, Santander, Bnp Paribas e Intesa Sanpaolo, da cui questa mattina arriva un «no categorico» all’ipotesi. Indiscrezioni di stampa però vedono gli advisor incaricati da Mps, lavorare all’ipotesi di uno spezzatino: scorporare la rete di filiali del nord Italia da fondere con Ubi banca; lasciare una certa autonomia all’istituto storico senese e le filiali in Toscana e infine, trasformare la parte rimanente in una bad bank.

Ciò che è chiaro è che Mps non è più in grado di reggersi sulle sue gambe e confrontarsi con le altre grandi banche a livello europeo. L’unica soluzione, escluso il salvataggio di un altro istituto, è il ridimensionamento della banca senese, da istituto sotto il controllo della Bce a piccola banca locale, circoscritta entro le mura di Siena.

Mps in Borsa
La reazione all’esito degli stress test è stata molto forte da parte degli investitori. Tanto che la Consob all’indomani del risultato e di fronte ad un -20,80% teorico, ha vietato le vendite allo scoperto fino al 10 novembre. Alla chiusura di ieri il titolo Mps aveva perso un terzo del valore, arrivando a capitalizzare 3,4 miliardi di euro. Da lunedì a ieri la capitalizzazione della banca è passata da 5,1 miliardi a meno di 3,5 miliardi, mandando in fumo circa il 33% del suo valore.

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