MPS: forti perdite per gli azionisti. Conviene vendere i diritti d’opzione? Ecco la risposta

Vittoria Patanè

27/05/2015

Continua l’aumento di capitale di Monte dei Paschi e le perdite per gli azionisti diventano sempre più ingenti. Conviene vendere i diritti d’opzione? Ecco tutti i calcoli necessari per trovare la risposta

MPS: forti perdite per gli azionisti. Conviene vendere i diritti d’opzione? Ecco la risposta

Siamo giunti al terzo giorno di aumento di capitale per Monte dei Paschi e mentre le azioni tentano un timido rimbalzo (+1,1% a 1,80 euro), i diritti d’opzione continuano a viaggiare in rosso, cedendo il 5,48% a 5,26 euro.

Un ribasso del 7% per il titoli e di quasi il 30% per i diritti d’opzione in sole tre sedute. Percentuali che ben evidenziano quale sia la tendenza in atto e quanto gli azionisti di MPS stiano perdendo dall’avvio della ricapitalizzazione da 3 miliardi di euro che si concluderà il 12 giugno (i diritti saranno negoziabili fino all’8).

MPS: diritti d’opzione, come funzionano?
Per calcolare a quanto ammontano le perdite degli azionisti occorre fare un piccolo salto indietro nel tempo. La settimana scorsa, coloro che detenevano un’azione MPS si sono ritrovati in portafoglio due strumenti differenti: un azione con valore rettificato a 1,923 euro, vale a dire ridotto rispetto al prezzo di chiusura di venerdì (9,448 euro), più un diritto di opzione pari a 7,525 euro che conferisce al possessore la possibilità di sottoscrivere l’aumento di capitale con un rapporto di uno a dieci. Il che, tradotto in parole povere, significa che chiunque possedesse un’azione MPS prima dell’aumento, attraverso l’esercizio del diritto d’opzione potrebbe acquistarne 10 di nuova emissione al prezzo unitario di 1,17 euro. La somma dei prezzi di azioni e diritti corrisponde al prezzo di chiusura di venerdì 22 maggio.

Diritti e azioni sono negoziabili su Piazza Affari da lunedì 25 maggio. Chiunque decida di partecipare all’aumento di capitale, e dunque di sottoscrivere i nuovi titoli, dovrà tenere in portafoglio i propri diritti di opzione ed esercitarli entro il 12 giugno, ovviamente spendendo altro denaro (1,17 euro per azione). Gli azionisti che invece non vogliono aderire alla ricapitalizzazione dovranno vendere i diritti d’opzione sul mercato entro il prossimo 8 giugno.

Aumento di capitale MPS: le perdite degli azionisti
Come evidenziato in precedenza, nel corso dei primi tre giorni di aumento di capitale il valore delle azioni è sceso da 1,923 a 1,80 euro (prezzo aggiornato alle 15.30 del 27 maggio), mentre quello dei diritti d’opzione da 7,525 a 5,26 euro. Facendo un rapido calcolo: chi venerdì scorso possedeva un titolo del valore di 9,448 euro, oggi ha in portafoglio due strumenti finanziari del valore totale di 7,06 euro, con una perdita complessiva pari al 25,3%.

Il motivo di questa perdita è sotto gli occhi di tutti: Sin dal primo giorno gli investitori hanno iniziato a «sbarazzarsi» dei diritti di opzione, mostrando così di non voler aderire alla seconda ricapitalizzazione effettuata da Monte dei Paschi nell’arco di due anni (la precedente, da 5 miliardi di euro, fu nel giugno del 2014) e soprattutto di non voler sborsare altri soldi.

Ricordiamo agli investitori che i diritti d’opzione hanno una scadenza prestabilita (8 giugno per la negoziazione, 12 giugno per l’esercizio) e che, alla fine dell’aumento di capitale, non varranno più nulla. Chiunque decida di non venderli e tenerli fino alla loro naturale scadenza, avrà la possibilità di utilizzarli per sottoscrivere i titoli di nuova emissione.

Per fare un esempio concreto: un azionista che la settimana scorsa possedeva 1.000 azioni MPS che valevano 9,448 euro, ha ricevuto il 25 maggio 1.000 diritti di opzione validi per acquistare 10mila titoli di nuova emissione (rapporto 1 a 10) a un prezzo pari a 11.700 euro (1,17 euro per 10mila). A questo punto il suddetto azionista dovrà decidere se esercitare i diritti e sborsare altri soldi per le nuove azioni, o vendere.

L’andamento attuale mostra quale sia la scelta di molti.

SONDAGGIO