Nonostante la Gran Bretagna non abbia voluto entrare nell’Euro-zona, il rischio di andare incontro a una forte crisi è vivo davanti al paese, se non altro per un rischio di contagio.
L’economista Grant Lewis del Daiwa Capital Europe Ltd., già funzionario del Tesoro britannico, intervistato da Bloomberg, ha fatto notare che nel Regno Unito il settore bancario è fondamentale per l’economia del paese e che una larga parte di questo settore è esposto ai rischi che sta correndo l’Euro-zona. La situazione è tale da spingere il governo inglese a dover correre ai ripari per fronteggiare l’eventualità che il default greco o un crollo dell’area euro possano portare un cataclisma nell’economia britannica.
Le banche inglesi posseggono infatti ventitre miliardi di dollari in titoli di stato emessi da Grecia, Italia, Spagna, Irlanda e Portogallo, come mostra una stima effettuata dalla banca svizzera per i Saldi Internazionali. Allo stesso tempo, gli istituti di credito inglesi hanno effettuato prestiti a banche, aziende e cittadini di questi paesi per un totale di trecentotre miliardi di dollari. A questo va aggiunto l’investimento di cinquecentosei miliardi di dollari nel debito pubblico di Germania e Francia e i prestiti alle banche francesi per un ammontare complessivo di centoquaranta miliardi di dollari.
Del resto, nonostante il premier Cameron abbia esortato le compagnie a orientarsi verso i mercati emergenti di India, Cina e Brasile, l’Unione Europea resta il maggior destinatario dell’export inglese con il 47% delle vendite estere effettuate nei primi unidici mesi del 2011 dal Regno Unito.
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