I timori di un possibile contagio da Atene a Lisbona si fanno concreti, se si osseva l’incremento dei certificati assicurativi contro l’insolvenza (CDS) e dei rendimenti sui titoli decennali di Lisbona.
I CDS quinquennali sul Portogallo hanno raggiunto il picco di 1310 punti base, vale a dire il livello elevatissimo già registrato lo scorso aprile.
Il leader degli industriali portoghesi, Antonio Saraiva, sostiene che Lisbona necessiti di 30 miliardi in più di aiuti internazionali, rispetto ai 78 miliardi previsti dall’accordo di salvataggio stipulato fra Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale.
Se da un lato, Atene è un problema parzialmente assodato nel suo dato assoluto (si può dire che il default greco è, al momento, una realtà), aumentano le pressioni internazionali per scongiurare il contagio del Portogallo. Il Fondo Monetario Internazionale è il primo a chiedere che la Banca Centrale Europea, in possesso di 45 miliardi di euro in titoli di stato greci, faccia uno sforzo e partecipi alle perdite sul bond greco in scadenza il 20 marzo. Le pressioni trovano però la contrarietà di Bruxelles e Francoforte, per i quali i patti stipulati non possono essere soggetti a cambiamenti e per i quali lo sforzo fatto dall’Unione Europea, e dalla Germania, è già grande.
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