Da «Roma ladrona» a «Lega ladrona» il passo è stato breve, quasi inevitabile: fin troppo facile ripensare alle numerose contraddizioni che hanno caratterizzato il partito - e che molti non hanno voluto vedere - fin dal suo insediamento sulle poltrone di Roma.
Le dimissioni di Umberto Bossi da segretario del partito sono state considerate una «scelta irrevocabile»: a prendere il suo posto il trio Maroni/Calderoli/Giorgetti. Piove sul bagnato a casa Lega Nord: come un boomerang le dichiarazioni leghiste che si sono succedute nel corso degli anni sono ritornate al mittente stravolgendo politiche e reputazioni. Ora si tratta solo di raccogliere i cocci e far sì che il vaso, una volta restaurato, sembri integro e stabile come prima.
Non manca l’indignazione dei militanti leghisti, che sulle pagine Facebook del partito non hanno evitato la gogna a Belsito e alla «feccia» che milita nella Lega Nord, così come non sono mancati gli attestati di stima e di solidarietà verso Umberto Bossi.
Lo stesso Bossi ha dichiarato: «La mia impressione è che la faccenda puzzi. L’inchiesta è stata organizzata nel timore che noi sequestrassimo i voti del nord e a Roma l’unica cosa che pensano è sopravvivere con i soldi del nord. E’ tutto organizzato». Per poi concludere con una stoccata: «Si è rotta l’alleanza con il Pdl ed è successo questo. E’ un caso? Non è un caso».
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