Cresce la raccolta nel ramo danni, eppure l’Italia continua a essere un Paese in gran parte “sottoassicurato”, nonostante sia esposto a rischi piuttosto elevati e che ne minacciano il patrimonio immobiliare, ossia la concentrazione della ricchezza dei cittadini. È la fotografia che fa dell’Italia l’ultima relazione annuale dell’Ivass (l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni), da cui si conferma una bassa penetrazione assicurativa nel ramo danni, che lascia qualche preoccupazione relativa alle abitazioni.
La ricchezza degli italiani si compone infatti di titoli, depositi e azioni, ma soprattutto di immobili e terreni. Su un totale di oltre 11 mila miliardi di euro, più di 5.500, ossia più della metà, consistono in abitazioni e terreni. Possedimenti che quindi rappresentano oltre il 50% della ricchezza degli italiani e che tuttavia sono, in gran parte, non coperti dai rischi.
Nel 2023 la raccolta nel ramo danni in Italia è stata pari a 38 miliardi di euro, in aumento del 6,6% rispetto all’anno precedente, a differenza della raccolta del ramo vita che, pur essendo molto più cospicua (91,2 miliardi), si sta riducendo (-3,3%). Nel primo trimestre 2024 la raccolta danni è stata di 12 miliardi, considerato un record per il periodo tra gennaio e marzo, ma il livello di assicurazione del Paese è da ritenersi ancora molto basso.
Stando ai dati Ocse (aggiornati al 2022), risulta che in Italia c’è un netto scarto di protezione, misurato tramite il rapporto tra i premi e il Pil. Le cose sono in linea e, anzi, anche sopra la media per quanto riguarda il ramo vita, mentre per quello danni si deve parlare oggettivamente di sottoassicurazione.
La penetrazione assicurativa nei paesi Ocse vede un rapporto medio tra premi e Pil del 4,3% per il ramo vita e del 5,1% per quello danni. In Italia il dato è del 4,4% per il ramo vita, ma appena dell’1,8% per il ramo danni, valore che la pone al 24esimo posto nella graduatoria dei paesi Ocse più assicurati (su un totale di 38 aderenti). ll tasso di penetrazione assicurativa italiana per il ramo danni è tra i più bassi in Europa, ben inferiore a quelli di Francia (dove si supera il 4%) e Germania (tra il 3% e il 4%), anche se è a livelli simili a quelli di Svezia e Norvegia.
Nonostante l’Italia sia tra i paesi europei più esposti ai rischi di terremoti e alluvioni e con un elevata quota di ricchezza investita in immobili, appena il 2,4% delle abitazioni italiane è coperto da rischi legati alle catastrofi naturali. Assicurare la propria abitazione è una scelta e al momento non sono previsti obblighi per le famiglie.
Discorso diverso vale per le imprese, data l’introduzione, arrivata con la Legge di Bilancio 2024, della copertura assicurativa obbligatoria contro le calamità naturali prevista per le aziende italiane iscritte nel Registro delle imprese e per quelle estere con stabile organizzazione in Italia (escluse quelle agricole). Entro il 31 dicembre 2024, le imprese dovranno obbligatoriamente stipulare contratti di assicurazione a copertura degli eventuali danni a terreni e fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali, che possano essere provocati direttamente da calamità naturali come alluvioni, frane, esondazioni, inondazioni e terremoti.