La recente approvazione della modifica costituzionale che introduce il «fiscal compact» nella legge fondamentale italiana segue le direttive dell’Europa per quanto riguarda quello che da sempre è lo scopo principale dell’unione: la lotta all’inflazione.
Il continuo peggioramento della crisi e l’assenza di outlook economici che indichino la fine del tunnel dovrebbero però far interrogare l’opinione pubblica sulla validità di questa posizione, fortemente influenzata da convizioni ideologiche che trovano forte appoggio in Germania (sempre più leader dell’Unione) per via della terrificante esperienza degli anni 20 del popolo tedesco alle prese con l’iperinflazione, fenomeno distruttivo per un’intera generazione che avrebbe poi concorso alla salita al potere di Hitler.
Sono sufficienti un’ideologia non sostenuta dai fatti ed una cicatrice vecchia di un secolo per continuare a sostenere la necessità di contenere l’inflazione? La risposta sembra essere NO dato che l’Europa si trova in un’empasse data semplicemente da un eccesso di debito privato che necessita di due fattori fondamentali per non divenire in gran parte inesigibile: crescita ed inflazione.
La crescita è ovviamente utile per mettere in circolo nell’economia maggiori risorse e rendere quindi il debito di nuovo ripagabile, dato che porterebbe un aumento degli utili e dei redditi anche per i soggetti attualmente in difficoltà finanziaria.
L’inflazione, diminuendo il valore reale del denaro a parità di valore nominale, agisce come «alleggeritore» delle posizioni dei debitori che avranno bisogno di meno lavoro per ripagare lo stesso debito nominale. Cosa più importante: un’aspettativa di inflazione è l’innesco adatto per uscire dall’empasse economica.
L’aspettativa di inflazione porta i singoli soggetti economici ad anticipare le spese dato che si attendono di avere bisogno di più denaro in futuro per sostenere le stesse spese. Anticipare le spese porta ad un maggior volume di affari nell’immediato, il che fa da volano a sostegno della domanda (e quindi della crescita) per il periodo seguente, rimettendo in moto la macchina dell’economia.
A fronte di tutto ciò abbiamo invece una politica europea che spinge per il «fiscal compact» e, in Italia, un commissario al governo che segue pedissequamente questa via che non ha oggettivamente uno sbocco se non in una spirale recessiva.
Siamo costretti a guardare con speranza alle elezioni francesi per vedere il castello Europeo messo in discussione da un soggetto forte quale dovremmo essere anche noi, se solo il popolo italiano avesse delle idee e non solo delle semplici paure limitate al proprio orticello.
Paure che poi ci porteranno comunque al collasso. Misteri Italiani.
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