«La responsabilità della tolleranza riposa su coloro che hanno la visione più ampia.»
George Eliot
Abbiamo assistito recentemente a un accenno di propensione al rischio su tutti i mercati. In circa dieci delle ultime tredici settimane l’S&P 500 ha chiuso sopra la chiusura della settimana precedente.
Le azioni degli Stati Uniti hanno registrato un’ascesa decisa e costante, aiutate e spalleggiate da un ottimismo (meglio: da mancanza di pessimismo) nella zona euro e da un rally correttivo nell’euro.
Ci sono state molte ragioni per essere pessimisti, ma è quasi come se gli investitori avessero ripreso una mentalità irrazionale e fondamentalmente indifferente. In altri termini, gli investitori sono disposti ad assumere rischi, perché sono così saturi di avvisi e previsioni che hanno sviluppato un senso di autocompiacimento, un falso senso di sicurezza.
Sopra possiamo vedere il VIX, un indice di volatilità usato per misurare la paura e l’incertezza degli investitori. E’ tornato ai livelli bassi che lo hanno caratterizzato dalla crisi finanziaria del 2008, che ha inviato il VIX in alti inesplorati. In altre parole, gli investitori sono tranquilli (compiacenti) come lo erano in quell’epoca di rischio.
Trasferendoci nel campo economico, possiamo leggere quanto segue:
LONDRA, 24 febbraio (Reuters) - La produzione mondiale di acciaio sta attraversando la sua più acuta contrazione fin dai giorni bui del 2009, quando l’industria è stata presa dal congelamento della produzione che ha seguito la crisi finanziaria del 2008.
La produzione globale nel mese di gennaio si è ridotta dell’8% annuo, dal momento che il rallentamento evidente negli stadi di chiusura del 2011 è accelerato e si è approfondito.
Nella zona euro la produzione nel mese di gennaio è scesa del 6% su base annua con il più grande produttore della regione, la Germania, in caduta del 9%.
Qual è il problema?
Ovviamente, si tratta di un materiale grezzo che è fondamentale per molte applicazioni di produzione. E ovviamente, la contrazione nel settore manifatturiero non è un evento accolto con favore dagli investitori che scommettono sulla crescita economica. Ma la storia dell’acciaio, da sola, non sarà un catalizzatore per l’avversione al rischio che mette in fuga gli investitori dal mercato.
È, ad ogni modo, una storia che riguarda la Cina. Ed è un esempio delle turbolenze che l’economia cinese (e del resto del mondo) deve affrontare.
La Cina è ad un punto in cui deve costruire una classe notevole di consumatori per compensare la contrazione della domanda esterna. Perché mentre noi vediamo le capacità produttive di acciaio chiuse in Europa, dal momento che l’area sta entrando in recessione, la Cina resiste invece anche con un eccesso di capacità in molti settori che sono stati esclusi dalle iniziative di investimento del governo.
E ora che la bolla degli immobili residenziali si sta sgonfiando - intenzionalmente o meno - ci sarà un vento contrario che premerà contro la domanda di acciaio. Stranamente, la speranza per l’industria siderurgica e per la produzione continua riposa sulla domanda di iniziative di edilizia sociale destinate a fornire alloggi a prezzi accessibili ai tanti cittadini che sono stati estromessi dal mercato a causa della bolla immobiliare, nonostante l’enorme quantità di alloggi sfitti .
In definitiva, la Cina sta vivendo un rallentamento della crescita e si ripongono le speranze di crescita sulla capacità dei cittadini cinesi di aumentare il consumo. Ma quando il potere d’acquisto sarà diminuito per l’inflazione e per la moneta controllata, e quando le famiglie dovranno sopportare il peso della strategia di investimento del governo che investe denaro in progetti superficiali piuttosto che a favore dei consumi,la situazione si farà ancora più pesante.
Pensiamo che gli investitori siano in attesa di un vero default della Grecia, o di prove concrete e irreversibili che la crisi del debito sovrano non può essere contenuta, prima di correre ai ripari. Ma pensiamo anche che la loro compiacenza o indifferenza in questa fase impedisce loro di percepire il rischio che la Cina possa deludere.
La Cina resiste sempre nonostante gli avvertimenti di un imminente collasso economico: ci crederemo solo quando ne avremo una prova concreta.
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