Questa volta è stata l’Ungheria a far tremare i mercati. Il Paese magiaro ha una situazione pressocchè identica a quella greca. Anche qui, attraverso una serie di giochi di specchi e cortine di fumo, sono stati truccati i bilanci pubblici e la precedente stima sul rapporto deficit/Pil (3,8%) è stata rivista dal governo ungherese al 7,5%. Il premier conservatore Viktor Orban ha confermato che “l’economia versa in una situazione molto grave” e ha aggiunto altra benzina sul fuoco affermando che “non è affatto un’esagerazione parlare di rischio default”. In effetti la crisi economica in Ungheria è da tempo su livelli di allerta anche se i media non hanno dato molto rilievo a questa situazione. Nel 2009 il Pil è sceso del 6,3% con il Paese che sta tirando avanti grazie agli aiuti internazionali di Fmi, Ue e Bce, che dall’inizio della crisi (autunno 2008) hanno già stanziato 20 miliardi di euro. L’Ungheria è comunque fuori dall’Unione Monetaria europea (nonostante sia membro dell’Ue e dell’Alleanza Atlantica): ha una sua valuta (il fiorino), per cui il caso ungherese potrebbe non essere poi così simile a quello greco per quanto riguarda le possibili ripercussioni sulla valuta dell’Eurozona. Tuttavia, gli investitori hanno attuato una nuova fase di vendite sugli strumenti più rischiosi (equity, commodities e high-yield currencies), rifugiandosi allo stesso tempo sulle solite valute rifugio (dollaro, yen e franco svizzero). Chiaramente il fiorino ungherese ha subito pesanti vendite sul mercato delle valute, tanto che il cambio Usd/Huf è passato da area 230 a circa 242 nella sola giornata di venerdì.
Pesanti vendite anche sulle Borse di tutto il mondo (Atene -5%, Budapest -3,4% dopo un -8,5% intraday, Madrid e Milano -3,8%, New York -3,5%) e sulle valute più rischiose (euro, sterlina e commodity currencies). Il cambio Euro/Dollaro è tornato ai livelli di aprile 2006 scendendo fino a 1,1955, pagando tra l’altro il dato inferiore alle attese sui non-farm payrolls (che comunque hanno mostrato ancora un rialzo per il quinto mese consecutivo). Siamo sempre più vicini al target di 1,15 che probabilmente – in un clima di forte avversione al rischio come quello attuale - verrà raggiunto anche prima della fine della stagione estiva. Continua ad apprezzarsi anche lo yen, spinto da questa nuova ondata di risk aversion e dalla nomina del nuovo primo ministro Naoto Kan. Il cambio Euro/Yen ancora non ha effettuato la rottura dei minimi relativi posti in area 108,80 e anche qui potrebbe ben presto continuare l’ascesa della valuta nipponica con target in area 105. Infine, va seguito anche l’andamento del cambio Eur/Chf: la rottura ribassista di area 1,40 ha spinto le quotazioni fino in area 1,3850. Anche qui – nonostante i continui proclami della Snb di intervenire contro un franco svizzero forte - è attesa la formazione di una nuova gamba ribassista con target di breve periodo in area 1,36.
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