La corsa delle multinazionali agrochimiche e sementiere per sfruttare la deregulation europea dei nuovi OGM

Enrica Perucchietti

7 Luglio 2023 - 08:00

Corteva, Bayer-Monsanto, BASF, Syngenta hanno depositato 139 brevetti per sfruttare l’imminente deregulation europea dei nuovi OGM: una minaccia per la biodiversità e l’indipendenza degli agricoltori.

La corsa delle multinazionali agrochimiche e sementiere per sfruttare la deregulation europea dei nuovi OGM

L’imminente deregulation europea dei nuovi organismi geneticamente modificati (OGM) potrebbe rappresentare una minaccia senza precedenti per la biodiversità, l’indipendenza degli agricoltori e il controllo delle risorse alimentari.

Le multinazionali pronte a privatizzare la biodiversità

Secondo un rapporto pubblicato dalla ong Centro Internazionale Crocevia, ripreso da Ilfattoquotidiano.it, le quattro maggiori imprese agrochimiche e sementiere del mondo - Corteva, Bayer-Monsanto, BASF e Syngenta - hanno già depositato 139 brevetti per applicazioni delle nuove biotecnologie di editing genomico sulle piante, con l’obiettivo di acquisire la proprietà esclusiva delle varietà vegetali geneticamente modificate e rivenderle agli agricoltori per vent’anni.

Concentrazione del potere nelle mani di poche multinazionali

Attualmente, queste quattro multinazionali controllano già il 62% del mercato globale delle sementi e il 51% di quello dei pesticidi. L’acquisizione di brevetti sulle nuove tecnologie genetiche potrebbe consentire loro di aumentare ulteriormente la loro quota di mercato, rendendo gli agricoltori sempre più dipendenti da un ristretto gruppo di aziende.

Questa concentrazione di potere è profondamente preoccupante, in quanto compromette la diversità delle colture e limita la scelta degli agricoltori, che si trovano intrappolati in un sistema che favorisce gli interessi delle multinazionali piuttosto che la sostenibilità ambientale e la sicurezza alimentare.

L’emendamento al Decreto Siccità

Tutto ciò in vista della deregulation dei nuovi OGM.

Come vi abbiamo raccontato a giugno, un emendamento di due pagine al Decreto Siccità, approvato con voto unanime dalle Commissioni Agricoltura e Ambiente del Senato, ha aperto ufficialmente alla sperimentazione in campo aperto dei nuovi OGM. Un inedito per il nostro Paese, che da più di vent’anni ha sempre aderito strettamente al principio di precauzione, vietando sul proprio territorio coltivazione e sperimentazione di organismi geneticamente modificati.

Una minaccia per la biodiversità e i diritti degli agricoltori

Secondo la «Coalizione Italia libera da OGM», composta da organizzazioni come Federbio, Wwf, Legambiente, Greenpeace, Lipu e Slow Food, l’autorizzazione della sperimentazione in campo aperto in Italia, nonostante la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea del 2018 che classifica gli NGT (nuove tecniche di manipolazione del genoma, New Genomic Techniques), come OGM, rappresenta un grave errore.

Tale decisione apre la porta alla diffusione indiscriminata di organismi geneticamente modificati, mettendo a rischio la biodiversità del nostro Paese e ignorando i diritti degli agricoltori di coltivare in modo tradizionale e sostenibile.

La dipendenza crescente dagli OGM

L’introduzione su larga scala di OGM e il controllo esclusivo delle multinazionali sulle varietà geneticamente modificate potrebbero portare a una dipendenza sempre maggiore da queste tecnologie. Gli agricoltori potrebbero essere costretti ad acquistare sementi brevettate ogni anno anziché conservare le proprie, compromettendo la loro autonomia e rendendoli prigionieri di un sistema che favorisce il profitto a discapito della sostenibilità.

La deregulation europea dei nuovi OGM e la corsa delle multinazionali agrochimiche e sementiere per acquisire brevetti sulle nuove biotecnologie rappresentano una minaccia diretta alla biodiversità, alla sicurezza alimentare e ai diritti degli agricoltori.

È urgente che le istituzioni europee e nazionali considerino attentamente le implicazioni di questa deregulation e mettano in atto regolamentazioni che proteggano l’ambiente, la salute pubblica e la sovranità alimentare.

La società civile, insieme agli agricoltori e alle organizzazioni ambientaliste, deve fare sentire la propria voce per garantire che le decisioni prese in merito agli OGM riflettano l’interesse collettivo e non solo gli interessi economici delle multinazionali agrochimiche.

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