La Banca Reale di Scozia ai limiti della legalità. Guai in vista per David Cameron

Michele Ciccone

11/12/2013

Cameron ha incaricato un uomo d’affari inglese per indagare su alcune operazioni della Royal Bank Of Scotland. L’istituto di credito è del governo britannico per una quota pari all’84%. Che figura ci fa Cameron?

La Banca Reale di Scozia ai limiti della legalità. Guai in vista per David Cameron

La Royal Bank Of Scotland è una delle banche più antiche del Regno Unito. E’ la maggiore banca della Scozia, la quinta al mondo, con circa 120 miliardi di dollari di capitalizzazione. Nel Novembre del 2008, in seguito alle difficoltà della crisi, il governo britannico ha acquistato il 57,9% delle azioni della banca, arrivando nel 2009 a detenerne l’84%.

Precedentemente alla guida della Royal Bank Of Scotland c’era Fred Goodwin, l’uomo che determinò la crisi.

Recentemente l’istituto di credito è finito sul banco degli imputati per aver lettealmente strangolato piccoli e medi investitori, prendendo possesso dei loro assets patrimoniali.
Una delle vicende che ha fatto scalpore è quella dei coniugi Eddie e Cheryl Warren.

L’antefatto

Un po’ di tempo fa Eddie e Cheryl Warren chiesero alla Royal Bank Of Scotland un mutuo di 3,7 milioni di sterline per acquistare un albergo, il Bold Hotel di Southport, una cittadina britannica della contea di Merseyside. Il mutuo venne concesso a tasso variabile. Contemporaneamente la Royal Bank Of Scotland sottoscrisse un’assicurazione di copertura: se il tasso d’interesse fosse sceso la penale da pagare sarebbe stata di 120 mila sterline.

La solidità patrimoniale dei coniugi Warren non è stata mai messa in discussione. Tuttavia, improvvisamente, la Royal Bank Of Scotland dichiara che il Bold Hotel ha perso di valore. Il valore di mercato dell’albergo in realtà non è cambiato; le valutazioni della banca scozzese sono riconducibili sopratutto alle fluttuazioni degli interessi.

A questo punto la Royal Bank Of Scotland sostiene che l’hotel ha una quotazione che non supera 1 milione e 800 mila sterline. I coniugi Warren si ritrovano allora improvvisamente insolventi. Cosa fa l’istituto di credito scozzese? Rileva il Bold hotel per la cifra di 1 milione e 400 mila sterline, trasferendolo ad una sua personale divisione immobiliare, la West Register. Il risultato? I signori Warren trascinati al faliimento, mentre la Royal Bank Of Scotland si tiene l’immobile.

La procedura del governo Cameron contro la banca scozzese

Il premier britannico David Cameron ha incaricato Lawrence Tomlison, un uomo d’affari inglese, di formulare un giudizio sulla condotta della banca scozzese a seguito delle continue «lamentele» da parte di piccoli e medi imprenditori. La risposta di Tomlinson non si è fatta attendere. La sua dichiarazione è stata quanto meno lapidaria.

Una condotta disonesta sistematica e istituzionalizzata da parte della Royal Bank Of Scotland

Fa riflettere l’espressione «istituzionalizzata». Nel momento in cui il governo britannico incarica un esterno di valutare l’operato di un istituto di credito del governo stesso, sentirsi dire che la condotta è istituzionalizzata non deve far molto piacere. Della serie, i controllori sono i responsabili dell’accaduto.

Una condotta ai limiti della legalità?

Secondo alcuni commentatori, l’operato della Royal Bank Of Scotland, come quello di altri istituti di credito salvati dallo Stato, è al limite della legalità. L’elenco, dal 2008 ad oggi, delle inchieste sui giganti finanziari è molto lungo. In casi in cui vi sono state delle accertate irregolarità, sono state pagate multe dell’ordine di centinaia di milioni di sterline per chiudere i contenziosi.

Lo Stato che beffa se stesso? Può darsi. Ma chi è che ne paga le conseguenze? Sempre i soliti: risparmaitori e imprese.