L’indice Big Mac è uno strumento presentato dal “The Economist” che ha come scopo la comparazione della parità del potere di acquisto tra due nazioni e utilizza il rapporto per determinare i futuri tassi di scambio.
L’indice Big Mac prende il nome dal panino di McDonald’s, Big Mac appunto, e si propone di comparare il prezzo del Big Mac, prodotto di largo consumo altamente standardizzato, in due diversi paesi nella loro rispettiva valuta, per poi ottenere il valore del rapporto, il quale viene poi a sua volta comparato con l’attuale tasso di cambio.
Il risultato finale fornirà un’idea sull’equità del tasso di cambio, ovvero se questo sia sovrastimato o al contrario sottostimato in concordanza con la teoria ad esso retrostante.
L’idea che rinforza questa teoria è che un paniere di merci arriverebbe ad avere lo stesso prezzo nei due diversi paesi, ed in questo caso il Big Mac.
Una pecca di questa teoria è che non considera la variazione dei prezzi delle operazioni tra i due paesi: affitto, paga media, tasse, etc. Tuttavia se la comparazione avviene tra due paesi relativamente simili, quali USA e Canada ad esempio, questo indice si considererebbe valido per più di un caso.
Di seguito un esempio di come funziona il calcolo del rapporto Big Mac Index/Forex:
Il prezzo medio di un Big Mac negli USA è di $3.57 e di £2.29 in Gran Bretagna.
Ipotizzando la parità del potere d’acquisto ne risulta che: 3.57 / 2.29 = 1.56.
Il valore del cambio GPBUSD è attualmente a 1,65: ne risulta che il dollaro è probabilmente sottostimato nei confronti della Sterlina.
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