Il punto di vista della GenZ sulla politica

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di Marta De Vivo e Paolo Di Falco

L’assassinio di Jamal Khashoggi e quel “nuovo Rinascimento” che cela i segreti più cupi

Paolo Di Falco

3 marzo 2021

L'assassinio di Jamal Khashoggi e quel “nuovo Rinascimento” che cela i segreti più cupi

Pochi giorni fa è stato desecratato il rapporto dell’intelligence Usa sul mandante dell’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi e molte sono state le critiche rivolte al sen. Matteo Renzi. Però la vera domanda è: può mai essere un nostro alleato chi non rispetta i diritti umani?

Pochi giorni fa è stato desecretato dall’amministrazione Biden il rapporto dell’intelligence Usa in merito all’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi, editorialista del Washington Post e oppositore del principe saudita Muhammad bin Salman. Proprio quest’ultimo, secondo quanto si legge nel rapporto, “approvò l’operazione di Istanbul, in Turchia, per catturare o uccidere il giornalista saudita Khashoggi”. Sempre lo stesso principe è stato anche “intervistato” dal sen. Matteo Renzi durante l’annuale evento di celebrazione dell’Arabia Saudita organizzato dalla Future Investment Initiative.

Proprio per questo, nell’ultima settimana sono state diverse le critiche rivolte al sen. Renzi che elogiava la terra del principe come “un luogo dove ci sarà un nuovo Rinascimento". Prima di dare giudizi proviamo per un attimo a vedere la situazione complessiva e focalizziamoci sulla figura del giornalista ucciso e anche sul “nulla di fatto” degli Stati Uniti.

Jamal Khashoggi: il giornalista scomodo da fare fuori

Tante cose sono state dette su Khashoggi, un giornalista che ha fatto della sua professione la stessa sua ragione di vita non fermandosi neanche davanti alle continue minacce e pressioni. Lontano dal pensare alle conseguenze della verità, Jamal, dopo la fuga dall’Arabia Saudita, ha denunciato i metodi illiberali e intimidatori del principe bin Salman.

Il regime del principe, nonostante l’apparenza, è spietato con chi fa vedere la vera Arabia dietro i grattacieli slanciati e lucidi e così, articolo dopo articolo, Khashoggi firma la sua condanna a morte. La vendetta del principe avviene il 2 ottobre del 2018: Jamal decide di andare al consolato saudita di Istanbul per ritirare il nulla osta per le sue nuove nozze ma, purtroppo, a questa data non seguirà nessun matrimonio.

Quella mattina, per uno strano motivo, era stato concesso a tutto il personale diplomatico un permesso speciale e così Jamal, entrato ignaro nel consolato, si ritrova davanti ai membri dell’intelligence saudita, i suoi aguzzini. Questi signori, senza troppi problemi e registrati a loro insaputa da una cimice turca, dopo aver soffocato Jamal ne smembrarono il corpo e lo misero in delle valigie. Così moriva Jamal Khashoggi lasciando ben quattro figli e la sua fidanzata, ignara, che lo attendeva all’uscita del consolato.

Gli Stati Uniti e la “non condanna” dell’accaduto

Nonostante pochi giorni fa l’amministrazione di Joe Biden abbia deciso di desecretare il rapporto che accerta il mandante dell’uccisione, non è stata presa alcuna posizione ufficiale sull’accaduto. Dopo la chiamata del presidente Biden al re Salman non è stata portata avanti nessuna sanzione e così anche la Relatrice speciale delle Nazioni Unite (ONU) sulle uccisioni selettive e le esecuzioni extragiudiziali, Agnes Callamard, ha giudicato negativamente la scelta del governo degli Stati Uniti. Secondo la Callamard: «È estremamente pericoloso riconoscere la colpevolezza di qualcuno e poi dire a qualcuno che non faremo nulla e di continuare come se non fosse accaduto nulla».

Il sen. Matteo Renzi e “quel nuovo rinascimento”

In questo scenario la posizione del sen. Matteo Renzi che siede nel board of trustee della Future Investment Initiative dietro un compenso di circa 80.000 dollari annui non è molto chiara. Anche se lo stesso Renzi aveva condannato l’uccisione del giornalista è forse un controsenso sedere nella fondazione che fa capo al principe Mohammad bin Salman. Quest’ultimo attraverso le sue attività cerca di trasmettere all’estero l’immagine dell’Arabia felice e avanzata in cui alle donne è concesso di guidare.

Immagine che viene mantenuta sempre limpida e splendente dal team di hacker che controllano internet e che bloccano ogni tipo di denuncia del mancato rispetto dei diritti civili o della corruzione dilagante nella stessa famiglia del principe ereditario. Insomma affermare che “l’Arabia Saudita è un baluardo contro l’estremismo islamico ed è uno dei principali alleati dell’Occidente da decenni” non è che sia esattamente la verità. Bisognerebbe scegliere i nostri alleati sulla base del rispetto dei diritti umani e non sulla base del denaro e dei soliti criteri.

Possiamo mai essere alleati di chi uccide un giornalista all’interno di un consolato? Possiamo mai contribuire a portare avanti la propaganda dell’Arabia felice e civile? Nuovo rinascimento o piuttosto, nuovo medioevo?

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Marta De Vivo

19 anni, blogger, bilingual, pensatrice, parlatrice. Founder @martaforfew

Paolo Di Falco

18 anni, di Siracusa. Ho creato La Politica Del Popolo, un sito di news gestito da giovani.