L’Italia sta fallendo? (Purtroppo) NO

Redazione

12 Luglio 2011 - 22:25

L’Italia sta fallendo? (Purtroppo) NO

La giornata di ieri è stato un vero proprio lunedì nero per le piazze finanziarie europee, piazza affari su tutte, e l’euro è letteralmente crollato.

La speculazione internazionale sta puntando un nuovo paese europeo, il nostro.

Il crollo dell’euro e delle borse europee è dovuto al cattivo giudizio del mercato sulle misure di austerità attuate da Tremonti che prevedono un piano di 4 anni con i tagli più sostanziosi tra il 2013 e il 2014.

Ciò che mette in allerta le solite agenzie di rating e quindi gli speculatori sulla solidità del debito italico è il fatto che, se anche il governo arrivasse a fine legislatura, ci sarebbero nuove elezioni nel 2013 con la forte probabilità che i tagli previsti dal governo in carica non vengano eseguiti come previsto ma magari annullati o rimandati per questioni di opportunità politica.

Fino ad ora ’ondata speculativa ha avuto un solo esito certo: la recente asta di titoli di stato, che è andata bene raffreddando un pò gli animi, ha visto l’Italia rinnovare la sua tranche di debito pubblico ad interessi vicini al 3%, una cifra più alta di quella che si sarebbe potuta offrire in un contesto più tranquillo. Non è difficile immaginare che tra gli acquirenti di questi titoli a buon mercato ci siano stati anche gli stessi speculatori che solo poche ore prima scommettevano contro la solvibilità dell’Italia stessa.

La questione centrale è proprio questa: i creditori dell’Italia, che sono per la gran parte esteri, hanno tutto l’interesse ad incassare tassi di interessi alti sul debito italiano sapendo che l’Italia è il classico esempio di economia «too big to fail» trattandosi della terza area economica europea.

Di fatto, contrariamente a quanto affermato ufficialmente ormai quasi ogni giorno, Francia e Germania sono disposte e costrette a garantire a livello europeo anche i debiti emessi da paesi meno virtuosi che così finiscono per emettere titoli più redditizi con un livello di garanzia virtualmente pari a quella dei meno performanti titoli francesi e tedeschi.

Riassumendo, l’interesse degli speculatori è quello di paventare il più possibile scenari catastrofici senza tuttavia provocarli, del resto un debitore morto non fa certo l’interesse del creditore. Il rischio è che la corda, se tirata troppo, si spezzi, ma paradossalmente se l’Italia dovesse dichiarare default e se lo stesso fosse gestito nell’interesse nazionale (ad esempio lasciando il cerino in mano agli hedge founds e rinegoziando il resto del debito con gli altri creditori) le vittime maggiori di un default italiano sarebbero proprio gli speculatori.