L’AI ruba davvero il lavoro agli italiani? La risposta in questi dati

Alberto De Pasquale

31/03/2026

Intelligenza Artificiale: più profitti, meno problemi? I dati sorprendenti sulle aziende italiane.

L’AI ruba davvero il lavoro agli italiani? La risposta in questi dati

Aumenta la produttività del lavoro e la redditività, favorendo la ricerca di lavoratori più qualificati, senza portare a effetti negativi sull’occupazione complessiva. Sembrerebbero non esserci grosse controindicazioni legate all’arrivo dell’Intelligenza Artificiale nei processi produttivi delle imprese italiane.

Siamo solo all’inizio e il bilancio tracciato in uno studio della Banca d’Italia, basato su rilevazioni proprie (SIGE) e dati Cerved e INPS, è ancora piuttosto parziale, considerando anche che l’adozione dell’AI nel nostro Paese è a livelli più bassi rispetto a quanto osservato altrove in Europa.

Ci sono però già elementi sufficienti per capire in che direzione stiamo andando e valutarne l’impatto. Su qualche aspetto, comunque, permane un significativo livello di incertezza, a partire dal giudizio sull’importanza dell’AI nell’attività quotidiana.

L’importanza dell’AI per le aziende

Nel 2024 soltanto l’11,2% delle imprese italiane dell’industria e dei servizi privati non finanziari con almeno 50 dipendenti ha dichiarato di utilizzare l’AI, mentre il 28,4% ne ha previsto l’adozione entro due anni. L’aspetto più interessante è che la maggior parte delle aziende rispondenti, il 33,4%, ha dichiarato che l’AI non è importante per i propri processi produttivi, mentre il 26,9%, un’altra fetta piuttosto consistente, ha ammesso di non sapere esattamente se potrà essere utile per la propria attività. Per vederla in altri termini, oltre il 60% delle aziende italiane non considera l’AI utile oppure non sa ancora se e come usarla. Un dato alto, chiaramente conseguenza di un tessuto produttivo meno legato al digitale rispetto ad altri Paesi europei. Per certi versi, potrebbe anche trattarsi di un atteggiamento di diffidenza o quantomeno di incertezza confermato anche dai dati Eurostat, secondo cui appena l’8% delle imprese italiane con almeno dieci dipendenti utilizza l’AI, contro una media Ue ben superiore al 13%.

A cosa serve l’AI?

L’adozione è bassa, ma tra chi ha accolto l’AI le idee sembrano abbastanza chiare: può essere utile a migliorare i processi produttivi già esistenti. Alla domanda “Qual è o sarà l’utilizzo principale dell’AI nella tua azienda?”, infatti, quasi il 25% delle imprese italiane fa riferimento all’automazione, il 54% al miglioramento del processo produttivo e il 14% al perfezionamento della qualità dei prodotti. Meno del 4% utilizza l’AI per sviluppare nuove soluzioni: al momento è impiegata solo come ausilio e non per «creare» attivamente.

Gli effetti sull’occupazione

Tra gli aspetti più discussi legati all’adozione dell’AI nelle imprese c’è naturalmente l’occupazione. La minaccia di effetti negativi e perdita di posti di lavoro non è da sottovalutare, anche se al momento arrivano segnali di cauto ottimismo. Sempre stando allo studio con dati riferiti al terzo trimestre 2024, alla domanda “Qual è stato (o sarà) l’impatto dell’AI sul numero di dipendenti della tua azienda?”, quasi il 70% ha risposto che non esiste alcun effetto diretto. Se l’adozione dell’AI, come abbiamo visto, è piuttosto limitata nel caso italiano, è naturale aspettarsi, in parallelo, che anche le conseguenze sull’occupazione siano modeste al momento. Eppure, nonostante i bassi livelli di diffusione dell’AI nelle imprese, oltre il 17% delle aziende italiane già parla di una diminuzione dell’occupazione, mentre un 11%, anche in questo caso, è incerto e non sa valutarne l’impatto (soltanto il 2% ritiene che gli occupati cresceranno grazie all’AI).

Impatto dell'AI nelle imprese italiane Impatto dell’AI nelle imprese italiane In che modo l'AI influenzerà l'occupazione secondo le aziende

Come cambia l’occupazione

Se non cambia la quantità, può invece variare la qualità dell’occupazione. Le imprese che hanno implementato l’AI nei propri processi hanno dimostrato un leggero aumento degli occupati con qualifiche di concetto, ossia dei cosiddetti “white-collar”, di circa 0,7 punti percentuali; in parallelo, è stata osservata una diminuzione, più marcata, dei lavoratori manuali (blue-collar), di circa 1,1 punti. Questi dati confermerebbero i principali scenari, analizzati a livello internazionale, sull’impatto dell’AI nel mondo del lavoro, che non prevedono la sostituzione in massa dei lavoratori ma soprattutto un cambio nelle mansioni, con meno rilevanza dei compiti di routine (che è possibile più facilmente indirizzare all’automazione) e più importanza per attività di analisi e giudizio.

Gli effetti sull’economia

Un aspetto importante della ricerca è la performance delle imprese. Dallo studio è emerso che le aziende che utilizzano l’AI registrano un aumento del rendimento sugli attivi (ROA) e del flusso di cassa rispetto alle attività, oltre a un incremento del margine operativo lordo rispetto alle attività e rispetto alle vendite. L’adozione dell’AI è associata anche a una crescita del valore aggiunto per dipendente e del margine operativo per dipendente. A quanto sembra, nei contesti in cui si è inserita con efficacia, l’AI aumenta la produttività a parità di costi salariali (e quindi senza compensi maggiori per i lavoratori). “Quali effetti potrebbe avere la diffusione dell’AI nei processi produttivi delle imprese sull’economia italiana nei prossimi due anni?”: a questa domanda, sempre nel questionario del 2024, oltre il 47% delle aziende ha risposto di aspettarsi effetti “moderatamente positivi”. Insomma, ottimismo, ma senza troppo entusiasmo. Anche qui ritorna l’incertezza: un’azienda su quattro non ha saputo indicare se gli effetti economici saranno positivi o negativi.

Fonte:

Banca d’Italia