Istituto Internazionale per la Finanza: l’accordo sul debito greco è vicino

Raffaele Guerra

2 Febbraio 2012 - 09:01

Istituto Internazionale per la Finanza: l’accordo sul debito greco è vicino

Aumentano le pressioni internazionali sulla Grecia, soprattutto a seguito del comunicato dell’Istituto Internazionale per la Finanza che dà l’accordo con i creditori privati molto vicino.

Alcune indiscrezioni circolate ieri sostengono, infatti, che i creditori del debito greco avrebbero accettato una svalutazione del 70% sui titoli da loro detenuti. Si è anche anticipato che il nuovo tasso dei bond potrebbe aggirarsi fra il 3,5% e il 4% e che il termine per il romborso del capitale diventerebbe trentennale.

Come è stato fatto notare dai commentatori, se le indiscrezioni circolate ieri si mostrassero vere, la Grecia potrebbe ridurre il suo debito di cento miliardi di euro, avendo così la possibilità di fare ricorso al nuovo piano di salvataggio di centotrenta miliardi di euro, sebbene alcuni sostengano che possa essere alzato fino a centoquarantacinque miliardi. L’obiettivo da assicurare, però, è di portare il deficit al 120% del PIL entro il 2020, come ha ricordato l’FMI.

Nel frattempo la Germania torna a chiedere il commissariamento di Atene sul fronte della politica fiscale. La proposta è stata rilanciata ieri dal portavoce del governo tedesco Steffen Seibert. La polemica sulla proposta tedesca si fa, però, più forte: ieri, il deputato europeo britannico Nigel Farage è stato interrotto nel suo intervento al Parlamento Europeo dal presidente Martin Schulz, poichè aveva paragonato la proprosta tedesca all’invasione nazista della Grecia durante il secondo conflitto mondiale.

Ad Atene il governo Papadimos è in difficoltà. Prima delle elezioni di aprile è necessario che il governo vari il piano di austerità, al centro della polemica antigovernativa di Nea Demokratia. Crescono anche le pressioni su Papadimos affinchè proceda al licenziamento di trentamila dipendenti pubblici e all’eliminazione di Enti pubblici considerati inutili in sede europea. A chiedere questi provvedimenti non c’è solo la Germania, ma anche Thomsen del Fondo Monetario Internazione, che proprio ieri ha rilasciato alcune dichiarazioni al quotidiano ellenico Kathemerini.

Secondo alcune fonti della presidenza del Parlmaneto Europeo, è possibile che lunedì prossimo si tenga una riunione straordinaria dei diciassette paesi memebri dell’eurozona per decidere in merito al secondo pacchetto di aiuti da destinare alla Grecia. La condizione affinchè il meeting abbia luogo è però che arrivi l’accordo di Atene con i creditori privati entro la settimana.

Per la Banca Centrale Europea sembra ogni giorno più difficile rimanere fuori dalla trattativa sul debito greco, come aveva auspicato il presidente Mario Draghi sottolineando il carattere privato dei creditori greci. C’è però un buco da quindidici miliardi di euro all’interno del secondo pacchetto di aiuti e pare a molti analisiti che verrà coperto proprio dalla BCE, fornendo la maggior parte delle risorse. La Banca Centrale dovrebbe accettare la perdita sui bond greci proprio come i privati, oppure dovrebbe rinunciare ai profitti, dal momento che le quotazioni agli acquisti erano scontate rispetto al valore nominale dei titoli.

Se da un lato sembra vicino il traguardo dell’accordo di Atene con i creditori privati, non sembra approssimarsi, invece, la soluzione della forte crisi politica che attanaglia il governo greco. Papadimos, infatti, sembra bloccato proprio su quelle misure antipopolari di politica economica che Papandreou non è stato capace di portare avanti. Il licenziamento di trentamila dipendenti pubblici così tanto richiesto da Germania e FMI non può essere una soluzione da prendere a cuor leggero, intanto le elezioni anticipate di aprile si avvicinano e il partito conservatore Nea Demokratia sembra lontano dal voler approvare le misure di austerità richieste dalle istituzioni internaizonali.