La banca centrale irlandese ha fatto sapere nella giornata di ieri che il recupero economico dell’Irlanda rimane molto in affidamento sulla crescita delle esportazioni verso la zona euro e gli Stati Uniti, sebbene, sostiene l’istituto di credito, ci siano alcuni segni che fanno pensare che il peggio sia passato per una delle economie più travagliate dell’area euro.
Nonostante i bassi livelli di crescita economica, il governo irlandese rimane sulla buona strada per raggiungere i suoi obiettivi di bilancio al fine di ottenere il pacchetto internazionale di salvataggio, ed è improbabile che sia necessario apportare ulteriori tagli alla spesa e aumenti delle tasse per quest’anno, ha dichiarato la banca centrale.
Nella sua ultima revisione trimestrale, l’istituto di credito ha dichiarato di prevedere una crescita per il prodotto interno lordo irlandese dello 0,5% su base annuale; una percentuale invariata rispetto alla previsione di crescita resa nota ai primi di febbraio, ma in forte calo dal tasso dell’1,8% previsto ai primi di ottobre dello scorso anno. La banca centrale di Dublino ha inoltre lasciato inalterate le proiezioni di crescita per il 2013 al 2,1%.
Secondo i funzionari dell’istituto, l’economia irlandese è cresciuta dello 0,7% lo scorso anno, ma hanno anche avvertito che la crescita è stata determinata esclusivamente dalla domanda di esportazioni, mentre una spesa dei consumatori depressa ha decisamente pesato sul PIL.
Mentre le previsioni della banca centrale sono vicine a quelle di tutti gli previsori indipendenti irlandesi, il Ministero delle Finanze va in controtendenza e rischia di tagliare la sua previsione di crescita per il 2012 dell’1,3%: questo è quanto hanno dichiarato alcuni analisti.
Per sfuggire alla crisi del debito, l’Irlanda si basa sulle esportazioni dalla sua industria farmaceutica e di molti produttori di computer verso il resto dell’Europa e verso gli Stati Uniti. Gli interventi di austerità richiesti dalle istituzioni internazionali, al fine di ottenere un pacchetto di aiuti e in base al quale il paese deve ridurre il suo deficit di bilancio attraverso tagli alla spesa pubblica e aumenti delle tasse, hanno depresso la domanda interna dei consumatori.
Oppressa da una crescita delle esportazioni più lenta del previsto e dalle misure di austerità chieste dall’Unione Europea, l’economia è scivolata verso la recessione alla fine dello scorso anno per la prima volta dalla fine del 2009: a mostrarlo sono stati i dati del governo trimestrali pubblicati il mese scorso.
Il paese ha chiesto all’Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale 67, 5 miliardi di euro (88,71 miliardi di dollari) in prestiti di salvataggio nel novembre 2010, quando i costi da sostenere per salvare le banche insolventi erano diventati troppo elevati. Il governo si propone di tornare al finanziamento di mercato per il momento il denaro del salvataggio si esaurirà verso la fine del 2013.
Ieri la banca centrale ha comunque dichiarato che si aspetta ancora che il governo raggiunga il suo obiettivo per il salvataggio e riduca il suo deficit di bilancio all’8,6% della produzione economica di quest’anno da un disavanzo di circa il 9,8% del PIL l’anno scorso.
L’Irlanda è l’esempio concreto, nel contesto europeo, di un paese in grave difficoltà in cui, nonostante le speranze e gli aiuti internazionali, pesano enormemente le pesanti misure di austerità richieste dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale. Nella dinamica irlandese è infatti chiaramente visibile la situazione di un paese a cui le istituzioni internazionali danno con una mano e tolgono con l’altra, permettendo il finanziamento per il salvataggio del sistema bancario e allo stesso tempo imponendo gravi misure di austerità che deprimono in maniera consistente l’economia reale del paese. Il paese ha comunque accumulato una buona quantità di euroscetticismo e il prossimo importante e decisivo appuntamente sarà il referendum del 31 maggio sul fiscal compact, che, hanno fatto sapere le autorità, sarà una sorta di plebiscito sulla permenenza o meno dell’Irlanda nell’area dell’euro.