Insegnanti che rifiutano il sierologico criticati dai medici. Ma il test è davvero utile?

I medici criticano aspramente i docenti che non si sottopongono al test sierologico. Ma lo screening è davvero utile per il rientro in aula in sicurezza?

Insegnanti che rifiutano il sierologico criticati dai medici. Ma il test è davvero utile?

La riapertura delle scuola continua a far discutere e in questo periodo ad essere sotto i riflettori sono i test sierologici per gli insegnanti. Il Governo ha infatti deciso che i docenti che vorranno potranno sottoporsi al test sierologico gratuitamente, in modo da comprendere quante unità del personale scolastico siano positive al virus.
Non vi è alcun obbligo per i docenti e solamente i volontari si sottopongono al test, che, in caso di negatività, rilascia un’attestazione.

Ad accendere la polemica è stato Domenico Crisarà, vicesegretario della Federazione di categoria Fimmg, che in un’intervista rilasciata a Open ha spiegato di essere rimasto stupito che un terzo degli insegnanti si sia rifiutato di sottoporsi al test.
L’intervista ha destato immediatamente indignazione nel corpo docente, soprattutto dopo che il medico ha spiegato che proprio da questa categoria non si attendeva una risposta simile, dato il lavoro che svolgono.

Le accuse dei medici ai docenti

Il vicesegretario della Federazione di categoria Fimmg nel corso di un’intervista ha affermato:

Non che mi aspettassi grande entusiasmo, ma nemmeno che un terzo degli insegnanti si rifiutasse. E non mi sembra normale che una categoria come quella dei docenti, che dovrebbe essere intellettualmente superiore, non si renda conto che così facendo si ledono dei diritti costituzionali fondamentali della Costituzione, come quello alla salute e all’istruzione.

Le parole Domenico Crisarà hanno destato immediate polemiche, dal momento che, essendo su base volontaria, i docenti non hanno alcun obbligo ad effettuare il test, che per molti esperti risulta poco utile.
Il test sierologico è difatti un esame che mostra se la persona sottoposta ad esame abbia sviluppato o meno gli anticorpi, ma non rivela se la persona al momento del test risulti o meno positiva.

Crisarà non è però il solo ad accusare il corpo docente di non sottoporsi al test sierologico, dal momento che in un’intervista ad Adnkronos anche il segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti, si espresso al riguardo. Il medico ha spiegato che il 30% dei docenti da lui contattati per lo screening ha deciso di non sottoporsi al test e ha spiegato di avere paura che, nei prossimi giorni, a causa di ripensamenti, la situazione possa essere ingestibile a causa dell’aumento delle richieste.
Scotti ha poi lanciato un appello ai medici di base per effettuare un secondo giro di chiamate ai docenti, riproponendo il test. Silvestro Scotti successivamente ha spiegato che, dopo la diffusione dei dati, il tasso di diniego è stato dimezzato e che solo il 15% dei docenti ha successivamente rifiutato lo screening.

Il test sierologico è attendibile? Casi eclatanti e spiegazioni

Un esempio di quanto questi esami siano inutili l’Italia lo ha già avuto per quanto riguarda la gestione dei migranti positivi al Covid. In un primo momento le persone sbarcate venivano sottoposte al test sierologico e in caso di esito negativo venivano fatte sbarcare e soprattutto smistate nei centri di accoglienza. La strategia dei test non ha però dato i risultati sperati, dal momento che molti migranti negativi al sierologico si sono poi rivelati positivi al tampone, portando così ad avere nuovi contagi e focolai (esempio in Veneto).
La situazione ha spinto il Viminale a intervenire, modificando il protocollo e stabilendo per tutti il tampone all’arrivo.

Un altro esempio di quanto il test sierologico possa essere poco utile per controllare il virus arriva nelle ultime ore dalla vicenda di Federico Fashion Style, noto parrucchiere dei vip e tra i volti noti positivi al Covid dopo le vacanze in Sardegna. Il parrucchiere ha infatti dichiarato di essersi imbarcato, con febbre e sintomi del Covid, dopo aver effettuato il test sierologico che avrebbe dato esito negativo. Solo dopo il tampone Federico Lauri ha scoperto invece di essere positivo al Covid.

Il test sierologico permette di sapere se la persona ha sviluppato in precedenza l’infezione e se il suo corpo è stato in grado di sviluppare gli anticorpi. Diversamente il tampone orofaringeo permette di sapere se la persona è al momento infetta e quindi di isolarla così che non sia vettore di altre infezioni. Ad oggi l’unico modo per sapere se la persona è positiva al Covid è il tampone e proprio per questo motivo, in caso di esito positivo del sierologico, viene effettuato un tampone al paziente.

A fare chiarezza sulla questione è anche il CDC, Centers for Disease Control and Prevention, importante organismo di controllo della sanità pubblica negli Stati Uniti che sul suo sito spiega: «Serologic testing should not be used to establish the presence or absence of SARS-CoV-2 infection or reinfection.» Il test sierologico non è quindi lo strumento idoneo per comprendere la presenza del virus, compito che spetta invece al tampone, che risulta però un esame più invasivo.

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