Il ministro indiano per il petrolio e il gas Jaipal Reddy ha dichiarato che l’impennata nella fatturazione delle importazioni di energia del paese sta diventando una sfida economica sempre maggiore. Il ministro ha comunque espresso la speranza che i prezzi alla fine si moderino e che il governo possa fornire incentivi per stimolare maggiormente la produzione interna.
L’India importa circa i tre quarti del suo fabbisogno di petrolio, per la maggior parte dai paesi nella regione del Golfo. Il paese ha speso 128 miliardi dollari in importazioni di greggio nei primi 11 mesi dell’anno fiscale che si è concluso il 31 marzo, con un aumento del 40% circa rispetto al periodo del precedente anno fiscale.
La domanda di carburante per auto e di elettricità da parte dei consumatori non accenna a mollare. Il fabbisogno energetico dell’India potrebbe infatti più che raddoppiare entro il 2030 per l’equivalente di 833 milioni di tonnellate di petrolio, secondo una relazione presentata a febbraio dalla Confederation of Indian Industry, un importante gruppo commerciale. Gli economisti dicono che gli alti costi energetici hanno effetti inflazionistici che potrebbero frenare l’India dal raggiungere il suo obiettivo di crescita del prodotto interno lordo al 9%. L’economia indiana è infatti cresciuta del 6,9% nell’anno fiscale conclusosi a marzo.
I contributi annuali indiani di circa 30 miliardi di dollari per tenere bassi i prezzi del carburante per i consumatori sono diventati un peso per l’erario. L’India ha cominciato a ridurre le sovvenzioni per la benzina, ma non ha ancora toccato il diesel. «L’India ha un sistema molto distorta di sovvenzioni,»ha dichiarato Reddy.
Il ministro ha anche dichiarato che le tensioni geopolitiche sull’Iran, che fornisce circa il 12% del petrolio indiano, sono responsabili dell’aumento sui prezzi e sono una preoccupazione importante per New Delhi. «Non c’è calendario in questa crisi», ha detto, riferendosi alla situazione di stallo sul programma nucleare iraniano, che Teheran sostiene essere a fini energetici civili, mentre l’occidente teme sia destinato a sviluppare armi. «Non ci sono segni di una risoluzione in vista», ha aggiunto.
Reddy ha dichiarato che le importazioni di gas naturale sono destinate ad aumentare notevolmente, in parte a causa della produzione deludente del più grande e noto campo di gas naturale indiano, gestito dal miliardario Mukesh Ambani di Reliance Industries Ltd. Questo giacimento di gas sulla costa orientale, noto come il bacino di Krishna-Godavari, è probabile che raggiunga solo il 34% del suo obiettivo di produzione per questo anno fiscale e si prevede che produca ancor meno gas naturale il prossimo anno, ha dichiarato Reddy.
Questa settimana, l’India è stata impegnata in colloqui con alcuni funzionari in visita dal Qatar per definire un accordo di fornitura di gas naturale a lungo termine. Reddy ha però dichiarato che i suoi colleghi hanno chiesto un prezzo troppo alto per Nuova Delhi, al momento: circa 20 dollari per milione di unità termiche britanniche, compresa la navigazione e le altre spese, più del triplo rispetto al costo del gas prodotto in India.
Molti segnali sembrano quindi dar ragione a Reddy e vanno nella direzione di uno sviluppo della produzione energetica interna dell’India, che si conferma come una delle maggiori economie emergenti, con consumi sempre più elevati.
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