La vittoria dei nazionalisti hindu in India potrebbe rigenerare i mercati emergenti, sui quali si erano abbattute forti vendite negli ultimi mesi
La scorsa settimana ha sancito la schiacciante vittoria del partito nazionalista hindu in India: un vero e proprio trionfo targato Narendra Modi, leader del partito Bjp, che non solo potrebbe rilanciare le ambizioni politiche ed economiche del sub-continente ma anche quelle dell’intero gruppo dei paesi emergenti. Ne è convinta, ad esempio, Jp Morgan, secondo la quale “il voto dell’India ha suonato la sveglia per tutti coloro che sono underweight sui mercati emergenti”. La banca americana si aspetta un rilancio in grande stile, ma crede che i due big Cina e Russia resteranno un po’ indietro rispetto agli altri paesi emergenti. A New Delhi iniziano già a vedersi i primi esaltanti risultati finanziari: l’indice azionario Sensex ha guadagnato il 22% da quando, lo scorso 13 settembre, Modi ha annunciato ufficialmente la sua candidatura.
E che dire dell’andamento della rupia indiana, che aveva vissuto un 2013 sotto il costante tiro delle vendite che avevano spinto la valuta sui minimi storici sul dollaro lo scorso agosto. Ora la valuta indiana vale il 18% in più rispetto a nove mesi fa ed è ai massimi da giugno 2013 sul biglietto verde. Modi ha conquistato una maggioranza schiacciante al Parlamento indiano con 335 seggi: una vittoria del genere non si verificava ormai dal 1984, quando furono conquistati 404 seggi sull’onda della forte commozione che faceva seguito all’assassinio di Indira Gandhi. In India c’è grande voglia di voltare pagina e di imprimere l’accelerazione decisiva per conquistare definitivamente il terzo gradino più alto del podio tra le super-potenze economiche del pianeta.
New Delhi deve fare i conti con gravi problemi nel mercato del lavoro, spesso inesistente, precario e/o malpagato. L’inflazione galoppa con un ritmo dell’8,6% su base annua, l’economia ha dimezzato la crescita sotto il 5% e le significative disuguaglianze tra la popolazione rendono il paese eccessivamente vulnerabile alle tensioni sociali: 800 milioni di persone degli oltre 1,2 miliardi di indiani vive ancora con 2$ al giorno. Ogni anno almeno 10-12 milioni di indiani vanno a caccia di un lavoro. Per consentire al paese una crescita economica sostenibile nel lungo periodo, servirebbe un incremento del pil nell’ordine del 7-8% all’anno. Intanto tornano i capitali esteri: negli ultimi 6 mesi sono arrivati 16 miliardi di dollari, riversati in azioni e bond.