I3P, l’incubatore torinese che coltiva le startup della Green Economy

L’incubatore di Torino punta sulla Green Economy e oggi ci mostra alcune delle startup presenti che si occupano di far del bene all’ambiente.

I3P, l'incubatore torinese che coltiva le startup della Green Economy

235 startup e oltre 2.100 posti di lavoro generati: sono i numeri di I3P, l’incubatore d’Imprese Innovative del Politecnico di Torino, che nel 2019 festeggia i 20 anni di attività, uno dei principali incubatori europei che sostiene startup fondate sia da ricercatori universitari che da imprenditori esterni. Da 20 anni I3P offre spazi attrezzati, consulenza strategica e opportunità di contatto con investitori e clienti, permettendo a studenti, ricercatori, docenti o imprenditori esterni di sviluppare startup innovative con elevate potenzialità di crescita.

Tra i settori di attività non mancano quelli della Green Economy che dall’edilizia all’agricoltura di precisione, stanno conquistando sempre più spazio. Proprio questo andremo oggi a vedere alcune delle startup che si trovano all’interno dell’incubatore di Torino e a conoscerne meglio il campo di interesse.

Sono profondamente convinto dell’impatto trasformativo che le startup innovative possono esercitare sui settori e mercati in cui esse operano”, spiega Giuseppe Scellato, Presidente di I3P. “L’incubatore ha, da parte sua, una grande responsabilità: quella di catalizzare le opportunità offerte dai vari attori dell’ecosistema in cui la startup si trova a sviluppare i propri servizi”.

Nel settore della Green Economy sono tante le vie da percorrere e in questo senso le startup giocano un ruolo fondamentale: le giovani imprese sono sempre più attive nel proporre soluzioni che, utilizzando le nuove tecnologie, riescono a coniugare sviluppo economico e sostenibilità ambientale.

Lo dimostrano le stesse startup di I3P: dal materiale isolante realizzato con scarti di macero allo smart meter in grado di consigliare come ridurre i consumi elettrici in casa, passando per l’app che permette di fare la spesa a Km0 direttamente dai contadini, ecco le idee che stanno cambiando il volto della Green Economy.

Microwaste, dall’amianto all’Atonit

Quello dello smaltimento dei rifiuti contenenti amianto è senza dubbio un problema a livello nazionale: per risolverlo in modo ecologico Microwaste ha ideato un sistema mobile di trattamento termico a microonde. Microwaste fornisce un servizio on-site di inertizzazione dell’amianto in grado di eliminare completamente la cancerogenicità del materiale stesso, generando una materia prima secondaria commercializzabile e non nociva, l’Atonit, che, aggiunta al cemento, crea un materiale da costruzione con proprietà simili al cemento pozzolanico.

Enerpaper, isolamento con gli scarti di macero

Edilizia e sostenibilità sono le parole chiave di Enerpaper: la startup produce un materiale in grado di isolare termo-acusticamente gli edifici grazie alla cellulosa proveniente da scarti di macero. In particolare, i fiocchi di cellulosa vengono insufflati nelle intercapedini dei muri per isolare le pareti; la cellulosa, stabilizzata attraverso un particolare processo produttivo, si trasforma in un materiale isolante con caratteristiche di antifiamma, antimuffa e antispolvero che risponde all’esigenza di creare una barriera naturale termo-acustica contro la dispersione termica degli edifici, sfruttando le proprietà della cellulosa stessa. Il prodotto, protetto da brevetto internazionale, è privo di sali di boro ed ha un ridotto apporto di additivi chimici.

Enerbrain, ridurre i consumi degli edifici

Enerbrain si occupa di efficienza energetica, avendo brevettato un sistema di regolazione dinamica degli impianti HVAC (riscaldamento, raffrescamento e ventilazione) che permette di migliorare il comfort degli ambienti e ridurre i consumi per la climatizzazione. Le informazioni raccolte vengono organizzate a beneficio degli algoritmi di machine learning e un’applicazione consente di monitorare i risultati mettendo a disposizione di imprenditori e facility manager grafici di analisi e di sintesi dei dati. Enerbrain è cresciuta fino a diventare scaleup, tanto che i suoi imprenditori, Giuseppe Giordano (CEO e co-founder) e Andrea Vassia (General Counsel), sono stati selezionati da Endeavor Italia e Fondazione CRT per partecipare al programma EndeavorX che supporta potenziali futuri imprenditori “ad alto impatto”.

Midori, consumi elettrici a portata di app

La media dei consumi complessivi di un appartamento si aggira attorno ai 2700 kWh l’anno, ma davvero in pochi saprebbero quantificare i consumi esatti della propria abitazione: per questo Midori ha creato NED, uno smart meter in grado di tenere sotto controllo i consumi elettrici, così da spendere meno e consumare meno energia. NED si collega facilmente al quadro elettrico di casa e tramite un’app per smartphone permette di calcolare i kWh consumati dagli elettrodomestici e risparmiare sulla bolletta fino al 20% ogni anno, grazie a consigli e suggerimenti sulle abitudini di consumo.

Be-eco, abitazioni eco-sostenibili

Nata come spin-off del Politecnico di Torino, Be-eco unisce design e sostenibilità: grazie a un’intensa e costante attività di ricerca in tutto il mondo delle migliori bio-tecnologie, collabora con architetti e costruttori per progettare e realizzare soluzioni abitabili evolute ed eco-sostenibili.

Alveare che dice Sì!, la spesa a Km0 con un’app

Unire tecnologia, agricoltura sostenibile e sharing economy: è quello che ha fatto L’Alveare che dice Sì!, la piattaforma ed app che permette una distribuzione efficiente dei prodotti locali tra agricoltori e consumatori. Gli Alveari sono infatti dei Gruppi di Acquisto 2.0 che consentono ai produttori locali presenti, nel raggio di 250 km, di unirsi e mettere in vendita online frutta, verdura, latticini, carni, formaggi e molto altro. I consumatori registrati possono acquistare ciò che desiderano presso l’Alveare più vicino a casa, ordinando e pagando direttamente online, per poi ritirare la spesa settimanalmente in un luogo fisico, il vero e proprio “Alveare”, che può essere un bar, un ristorante, un co-working, una sala.

PBK, agricoltura di precisione con i droni

Si parla di “agricoltura 2.0” con PBK, la startup che si occupa di irrorazione di fitofarmaci sui campi attraverso l’uso di droni. Grazie a questa tecnologia è possibile operare solo sulle aree dei campi che ne hanno effettiva necessità, permettendo grandi risparmi all’agricoltore e di evitare che i fitofarmaci possano ricadere su altre colture confinanti (che invece non ne hanno bisogno o hanno altri regimi di trattamento).

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