Dopo una riunione di dodici ore, i ministri della Finanza europei hanno deciso di salvare la Grecia dal pericolo di un default disordinato, varando un aiuto di centotrenta miliardi di euro. E’ stato inoltre deciso che il target che il debito pubblico dovrà raggiungere in relazione al PIL è del 120%.
Atene non sarà però libera dalla morsa della Troika: le tre istituzioni internazionali (Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) rafforzeranno infatti la loro presenza in Grecia per assicurarsi che i fondi devoluti alla soluzione della crisi greca siano davvero impiegati per pagare il bond in scadenza il prossimo 20 marzo. Intanto, Atene dovrà inserire nella sua costituzione una norma che assicuri che il paese assolva ai suoi debiti prima di imbarcarsi in nuove spese. Olli Rehn, commissario europeo agli affari economici, ha inoltre aggiunto: «Gli Stati dell’Eurozona hanno deciso di partecipare al secondo programma per la Grecia abbassando gli interessi sui prestiti concessi ad Atene».
Come ha confermato il premier italiano Mario Monti, l’accordo ha sancito che la partecipazione dei privati alla soluzione del debito greco sarà ora più decisiva. Mario Monti ha confermato che l’haircut nominale sul debito greco che riguarderà i privati sarà del 53,5%.
Il premier greco Lucas Papademos ha invece confermato che il totale dell’aiuto concesso ammonta a circa duecentotrentasette miliardi di euro, sommando l’aiuto deliberato dai partner europei e quello ottenuto con l’haircut deciso per i creditori privati. Complessivamente, infatti, il contributo dei privati dovrebbe arrivare, secondo fonti europee, a 2,8 miliardi di euro in più. L’accordo negoziato tra Eurogruppo e l’Institute of International Finance permetterà la cancellazione non più di cento ma di centosette miliardi di debito greco. Lo ha indicato Frank Vogl, portavoce dell’Institute of International Finance in un comunicato diffuso in mattinata.
L’incognita greca non è, però, ancora risolta: le vicine elezioni potrebbero non confermare l’attuazione del pacchetto di austerità fatto ingoiare amaramente del premier Papademos. Un nuovo scenario elettorale, però, si delinea in Grecia: un sondaggio ha infatti rilevato che il 19% degli elettori si è detto favorevole al partito conservatore Nea Demokratia, mentre il 13% si è detto per i socialisti del Pasok. Il problema che può essere rilevato è che i due maggiori partiti, da sempre attori del bipartitismo greco, coprono a malapena un terzo dell’elettorato greco. Si apre quindi la possibilità di un’ascesa politica di gruppi dell’estrema sinistra e delle ali estreme del nazionalismo greco che, ad ora, hanno una posizione a dir poco scettica nei confronti dell’Europa e, soprattutto, delle misure di austerità imposte. Si potrebbe quindi optare per un rinvio delle elezioni ad aprile proprio al fine di consolidare le recenti misure di stabilizzazione.
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