Secondo alcuni analisti, i maggiori creditori e assicuratori accederanno a breve alla ristrutturazione del debito greco, dal momento che hanno già sottoscritto le loro partecipazioni sovrane e vogliono assolutamente scongiurare il pericolo del default.
BNP Paribas SA (BNP), Deutsche Bank AG (DBK) e Axa SA (CS) hanno sottoscritto titoli di stato greci per oltre il 70%, secondo alcuni dati resi noti da Bloomberg. Questo potrebbe limitare le perdite dopo che i creditori privati e la Grecia sono convenuti su un accordo che potrebbe innescare una perdita del 74% sul valore netto attuale, secondo le stime di Guillaume Tiberghien, analista di Exane BNP Paribas con sede a Londra.
Quella del debito greco si può considerare come la più grande ristrutturazione nella storia. L’obiettivo è appunto quello di allontanare un default che secondo il capo esecutivo di Deutsche Bank Josef Ackermann avrebbe potuto innescare un crollo di gran lunga peggiore di quello verificatosi all’indomani del collasso innescato dalla Lehman Brothers Holdings Inc. nel 2008. Il successo della ristrutturazione, è stato sottolineato da più parti, dipenderà da quanti investitori parteciparanno alla transazione.
Secondo l’accordo, gli investitori accetteranno un taglio del 53,5% del loro capitale e scambiaranno le partecipazioni rimaste con nuovi titoli di stato greci e biglietti dall’European Financial Stability Facility. Il piano, ha confermato l’Institute for International Finance (rappresentante i creditori privati davanti allo stato greco), mira a ridurre l’onere del debito della Grecia di centosette miliardi di euro, circa la metà del prodotto interno lordo greco per il 2011.
Gli obbligazionisti scambieranno il 31,5% del loro capitale in venti nuovi titoli di stato greci con scadenza da undici a trent’anni e il resto con biglietti a breve scadenza emessi dall’EFSF. Il buono sui nuovi titoli è stato fissato al 2% fino a febbraio 2015, al 3% per i successivi cinque anni e al 4,3% fino al 2042.
Il governo greco, da parte sua, ha dichiarato che avvierà un iter legislativo affinchè sia approvata una normativa sulle cosiddette clausole di azione collettiva, che consentiranno al paese di imporre delle perdite a quegli obbligazionisti che rifiuteranno di accettare l’accordo preso. Secondo Pierre Flabbee, analista di Kepler Capital Markets con sede a Parigi, il governo di Atene avrebbe bisogno di sostegno da parte dei proprietari del 50% dei titoli di stato per costringere gli altri ad accettare.
Le quattro maggiori banche greche sono i più grandi creditori privati del paese, con quasi ventinove miliardi di euro in titoli di stato. Per ora esse hanno registrato perdite combinate di soli 4,3 miliardi di euro per quanto riguarda i bond, in base alle loro rivelazioni più recenti. Ad ogni modo gli istituti di credito riceveranno un aumento di capitale come parte del piano di salvataggio, permettendo così loro di accettare ulteriori perdite.
Lo spettro di un default della Grecia diventa sempre più concreto anche per il sistema bancario europeo: un’eventuale crisi di insolvenza di Atene avrebbe infatti come immediata conseguenza la perdita di valore per quanto riguarda i titoli di stato detenuti dalle banche degli altri paesi europei. Proprio al fine di evitare una situazione del genere, e con in mente la crisi determinata dal collasso di Lehaman Brothers quattro anni fa, gli istituti di credito si adoperano ora a favore dell’haircut sul debito di Atene. Secondo l’economista Rodrigo Olivares- Caminal, infatti, «il timore è che il crollo della Grecia potrebbe innescare il crollo di un paio di banche. Dall’Unione Europea stanno prendendo tempo per essere in grado di ricapitalizzare le banche e blindare la Grecia dal resto dell’Europa».
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