Grecia: corsa agli sportelli e nuovi scenari politici

Raffaele Guerra

17/05/2012

Grecia: corsa agli sportelli e nuovi scenari politici

Povero Karolos Papoulias. L’ottantaduenne presidente della Grecia ha trascorso più di una settimana cercando di convincere i litigiosi leader del paese circa la necessità di formare un governo dopo che le elezioni generali del 6 maggio non sono riuscite a esplicitare un chiaro vincitore. Papoulias, un pacato ex ministro degli esteri, ha assegnato mandati esplorativi ai diversi leader, nessuno dei quali è andato a buon fine, e ha provato a lavorare di suo per tre giorni, prima di arrendersi ieri.

Un nuovo governo avrebbe fatto respirare la Grecia, anche se solo per pochi mesi, mettendo a segno le riforme più urgenti, come la ricapitalizzazione delle banche insolventi e le privatizzazioni, al fine di ricostituire la propria credibilità davanti ai partner europei e ai mercati finanziari. Invece, si profilano ora nuove elezioni il 17 giugno prossimo. Fino ad allora il paese sarà gestito da un governo provvisorio guidato da Panagiotis Pikrammenos, il giudice più anziano della Grecia. Nessuna richiesta di rimanere al governo è arrivata a Lucas Papadimos, l’ex-banchiere centrale europeo che ha guidato un governo di coalizione negli ultimi sei mesi, sovrintendendo a una ristrutturazione di 206 miliardi di euro del debito sovrano e al secondo pacchetto di salvataggio.

La corsa agli sportelli

Le trascrizioni degli ultimi tre incontri di Papoulias, rese pubbliche su richiesta di Alexis Tsipras, il leader di Syriza, una coalizione di estrema sinistra, e una stella nascente nel panorama politico della Grecia, rivelano una preoccupante mancanza di visione comune tra gli uomini che si suppone siano i leader politici del paese. Piuttosto che affrontare problemi gravi come la maniera in cui poter mantenere la Grecia nell’euro, si sono scambiati insulti, dimenticandosi che era imminente una corsa agli sportelli da parte dei risparmiatori greci. «Sono tutti irresponsabili, nessuno di loro è in grado di porre fine a questa crisi», dice Aristomene Antonopoulos, un avvocato. «Chi bisognerà votare ora?»

I greci che vogliono continuare a rimanere nell’area dell’euro sono stati fra il 70 e l’80% negli ultimi tre mesi, secondo i sondaggi. Eppure aumenta il timore che una prolungata instabilità politica possa innescare una «Grexit». I risparmiatori greci hanno ritirato 3 miliardi di euro delle banche locali, circa il 2% del totale, dopo il crollo delle speranze per un governo di coalizione. La Grecia ha visto una costante erosione dei depositi bancari negli ultimi due anni, ma pochi banchieri erano preparati per tale rapida accelerazione dei prelievi. I depositi erano addirittura aumentati a marzo e aprile, grazie alla buona gestione del default parziale della Grecia.

Oggi, il denaro contante viene portato via dalle banche in modo ordinato. Non ci sono le code fuori dalle filiali del centro di Atene o nei dintorni. I clienti hanno ordinato i contanti per telefono e li hanno ritirati 24 ore dopo. Alcuni sono andati direttamente nelle cassette di sicurezza presso la stessa banca; altri hanno nascosto qualcosa sotto il materasso nel caso in cui la Grecia dovesse ritornare alla dracma. «Le persone stanno adottando misure preventive», dice un vecchio banchiere. «Se si possiede un bel po’ di euro, ci si sentirà ricchi con il ritorno alla dracma».

I nuovi scenari politici

Nonostante il loro entusiasmo nei confronti dell’euro, i greci sono stanchi dell’austerità che i politici tedeschi dicono sia il prezzo da pagare per rimanere nell’unione monetaria. Syriza sostiene che queste idee sono compatibili, dichiarando che la Grecia può rimanere nell’area dell’euro, ma può anche invertire le riforme imposte dalla «troika» (l’Unione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale).

Questo è un programma che piace agli elettori greci. Un recente sondaggio ha rilevato che Syriza vicerebbe le prossime elezioni con il 20,5% dei voti, poco più del partito pro-euro Nea Demokratia al 19,4%, ma ben al di sotto di una maggioranza assoluta. Il Movimento Socialista Panellenico (Pasok), l’unico altro partito eleggibile che sostiene le riforme, arriverebbe al terzo posto con l’11,8%.

Tsipras sta riorganizzando il suo partito e rinnovando la sua campagna, quartiere per quartiere, ad Atene e in altre città. La sua retorica è più tagliente che mai, eppure il suo sogno di formare un governo di sinistra non ha più possibilità di essere realizzato rispetto alle precedenti elezioni. Alcuni potenziali partner sono sembrati più preoccupati che positivi, dopo che Tsipras ha raggiunto il secondo posto, subito dopo Nea Demokratia, il 6 maggio.

Antonis Samaras, leader di Nea Demokratia, gioca tutte le carte. Se questa volta il suo partito di centro-destra non potrà formare un governo, la sua carriera sarà finita. Ad ogni modo, una nuova alleanza con un piccolo partito liberale dovrebbe dargli un altro paio di punti percentuali alle prossime elezioni. Per quanto riguarda Evangelos Venizelos, leader del Pasok e potenziale partner di coalizione, che sta lottando affinché non ci sia una fuga di elettori verso Syriza.
Anche con i 50 posti supplementari che andranno al partito che arriverà primo, i due partiti pro-salvataggio continueranno ad avere delle difficoltà per la formazione di un governo anche dopo le seconde elezioni. Il sofferente Papoulias è possibile che rientri in azione il 18 giugno.

Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: The Economist.