«GREXIT» è un termine brutto per quella che potrebbe presto diventare una realtà ancora più brutta: l’uscita della Grecia dalla zona euro. La furia di Atene si sta scontrando con la frustrazione per la riluttanza greca che dilaga nel resto dell’Unione Europea. Così l’economia più travagliata dell’euro potrebbe uscire dall’unione monetaria in poche settimane. Se le banche greche stanno subendo una fuga di massa, dal momento che i risparmiatori ritirano i loro capitali in euro per paura che vengano convertiti in dracme, il destino della Grecia potrebbe essere risolto anche prima di tutto ciò.
I politici greci, in particolare Alexis Tsipras, leader della sinistra radicale di Syriza, vogliono annullare il patto di salvataggio che la Grecia ha stipulato con i suoi creditori europei e con l’FMI. I creditori, a loro volta, in particolare la Germania, puntano i piedi, chiarendo che non si presteranno a una continua rinegoziazione del salvataggio. È possibile che nelle prossime elezioni del 17 giugno Syriza avrà la maggioranza, come suggeriscono i sondaggi, e se rifiuterà il patto di salvataggio, allora i fondi verranno meno. Sarà difficile, dopo tutto questo, che la Grecia rimanga nell’euro.
C’è già una certa aria di rassegnazione a questo proposito. I banchieri centrali ora discutono apertamente della possibilità che la Grecia possa lasciare l’unione monetaria. Del resto, sono sempre di più quelli che sostengono che questo esito sia assolutamente desiderabile. I sostenitori dell’uscita ritengono che la Grecia avrebbe da guadagnare con una valuta più conveniente, e che le politiche volte a una più stretta unione fiscale e finanziaria tra i membri rimanenti della zona euro sarebbero più praticabili, senza la zavorra di un paese che non avrebbe mai dovuto entrare nell’unione monetaria. Ma è sbagliato sostenere che un’uscita della Grecia sia un esito facile o desiderabile. Prima che sia troppo tardi, i politici greci devono essere onesti su ciò che implicherebbe un’uscita del loro paese dall’euro. E i politici europei devono agire con molto più coraggio per proteggere il resto della zona euro nel caso in cui dovesse accadere il peggio.
Eirexit, Porxit, Spaxit e Ixit
Iniziamo dai greci. La maggior parte di loro vuole abbandonare le detestate politiche di austerità e Tsipras e i suoi colleghi stanno alimentando la convinzione che la Grecia possa in qualche modo evitare l’austerità e restare nell’euro. I greci, infatti, non potranno evitare queste politiche, sia all’interno che al di fuori dell’euro.
È certamente vero che la Grecia può sopravvivere all’interno della zona euro solo con un estenuante adeguamento al ribasso di salari e prezzi, il che richiede dolorosi tagli di bilancio e riforme strutturali. Eppure questa medicina occorrerebbe in dosi ancora maggiori nel caso in cui il paese lasciasse l’euro. Tagliando i fondi esteri, Atene sarebbe costretta in modo ancor più massiccio a ricorrere all’austerità fiscale. Avrebbe bisogno di una politica monetaria disciplinata e di audaci riforme strutturali per mantenere i vantaggi della sua moneta ed evitare l’iperinflazione. La disciplina e le riforme, però, non sono concetti che vanno d’accordo con la politica greca.
Inoltre, un’uscita caotica della Grecia devasterebbe la vita politica del paese, che rischierebbe l’espulsione dal mercato unico e forse anche dalla stessa UE. Un paese che ha sperimentato la dittatura fino a tempi recenti, ovvero fino al 1974, vivrebbe l’esclusione dall’Europa come un trauma. Per quelle che potrebbero essere le conseguenze, è sufficiente guardare al crescente consenso dei partiti estremisti, come il neonazista Alba Dorata.
Se gli elettori greci meritano una maggiore onestà sulla Grexit, lo stesso vale per il resto della zona euro. La Grecia può essere una piccola economia, ma un’uscita dall’euro non sarebbe un evento di poco conto. Ovviamente, l’uscita - con il conseguente default del debito privato e pubblico - costerebbe un sacco di soldi alla banche europee, alle imprese e agli stessi contribuenti. E questo senza contare il pericolo di un contagio generale delle economie deboli della zona euro.
Le persone si sforzano di evitare il disastro. Eppure le possibilità di errori di calcolo politico e di panico finanziario significano che il peggio potrebbe ancora accadere, anche al più presto. I risparmiatori fuggono dalle banche greche a un ritmo accelerato. Se il panico finanziario portasse a un’uscita forzata delle Grecia prima del voto, sarebbe rovinata la credibilità degli impegni che le banche di tutta la zona euro hanno assicurato. Senza contare che in Grecia la politica è in crisi e il richiamo del populismo potrebbe essere irresistibile.
Gli interventi possibili
Tutti questi pericoli richiedono un intervento urgente. In primo luogo, per evitare una fuga di massa, la Banca Centrale Europea deve essere pronta a pompare molta liquidità nelle banche greche - limitando così le perdite per i contribuenti europei, nel caso in cui la Grecia dovesse uscire. In secondo luogo, per impedire che l’uscita greca sia seguita da un’enorme perdita di fiducia in altre economie periferiche, la zona euro deve procedere in maniera molto più veloce all’integrazione fiscale e finanziaria, più di quanto ammetterebbero alcuni politici europei.
Per salvaguardare dalla fuga le banche di Portogallo e Spagna, i responsabili politici europei dovranno istituire una qualche forma di assicurazione europea sui depositi. E per rassicurare gli investitori sui mercati del debito sovrano, dovranno esserci dei progressi molto più veloci verso una qualche forma di mutualizzazione del debito tra i membri della moneta unica. Gli europei avrebbero dovuto iniziare il lavoro su questi aspetti durante la tregua della crisi all’inizio di quest’anno. La Germania, però, non ha voluto. Ora queste modifiche devono essere fatte in fretta.
Un voto per far dondolare la culla della democrazia
Le elezioni greche costituiscono in effetti un referendum sul restare o meno nell’euro. E la situazione non è del tutto senza speranza. Una nuova coalizione greca, che prometterebbe di rispettare l’accordo sul salvataggio, otterrebbe qualche aiuto da parte del resto d’Europa. Allo stesso tempo, con la promessa di una comune protezione del sistema bancario e una qualche forma di Eurobond, l’euro potrebbe sopravvivere e verrebbero dissolti i pericoli di contagio. E se la Grecia fosse un problema isolato, sarebbe molto più facile riportarla in salute.
Il ripensamento finanziario dell’Europa è necessario se si vuole che l’euro sopravviva. La Grecia sta portando all’attenzione questa verità. Eppure i politici, in particolare in Germania, devono ancora accettarne la logica, per non parlare di spiegarlo agli elettori. La prospettiva di un’uscita della Grecia significa che dovranno cominciare a farlo, e velocemente.
Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: The Economist.
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