Sempre più gare, tornei e competizioni, calendari sempre più intasati e affollati. In nome soprattutto di business e spettacolo, per offrire sempre di più a un pubblico che a livello globale appare come sempre più affamato.
Poi però ci sono loro, gli assoluti protagonisti dello sport: gli atleti e gli sportivi che con le loro prestazioni e le loro capacità atletiche e psicologiche sono in grado di regalare sensazioni tanto forti quanto irripetibili.
Atleti che nelle ultime settimane hanno alzato e non poco la voce attraverso le loro rappresentanze sindacali per chiedere maggiori tutele nei loro confronti a dispetto delle decisioni di federazioni ed enti internazionali che, a loro dire, sembrano pensare troppo ai loro interessi piuttosto che a tutelare i protagonisti dei loro spettacoli.
Lo scontro tra la FIFA e il sindacato dei calciatori
Nelle ultime settimane, ad esempio, si è sviluppato un confronto durissimo tra la FIFA e il sindacato mondiale dei calciatori. Il tutto mentre negli Stati Uniti si è svolta la prima edizione del nuovo Mondiale per club pensato proprio dalla federazione internazionale, uno dei motivi che hanno generato la presa di posizione molto netta da parte del sindacato. In una nota pubblicata in seguito ad un incontro ad Amsterdam, infatti, FIFPRO ha dichiarato «una crescente preoccupazione per il modo in cui la FIFA sta attualmente gestendo il calcio globale]». In particolare il sindacato elenca quelle che a suo dire sono le maggiori criticità su cui si dovrebbe intervenire rapidamente: «Il calendario delle partite sovraccarico, la mancanza di adeguati periodi di recupero fisico e mentale, le condizioni di gioco estreme, l’assenza di un dialogo reale e il costante disinteresse verso i diritti dei giocatori sono purtroppo diventati pilastri del modello di business della FIFA; modello che mette a rischio la salute dei calciatori e mette ai margini proprio coloro che sono al centro del gioco. La FIFA continua sistematicamente a ignorare e mettere a tacere i problemi reali che i giocatori affrontano in diverse parti del mondo. È inaccettabile che un’organizzazione che si autodefinisce leader globale chiuda gli occhi di fronte ai bisogni fondamentali dei calciatori».
La risposta della FIFA è arrivata nelle scorse ore e i toni sono stati poco concilianti. Anzi, la federazione internazionale ha tenuto a puntualizzare alcune mancanze evidenti, a suo dire, da parte dell’organo di rappresentanza internazionale dei calciatori: «La FIFA è estremamente delusa dal tono sempre più divisivo e contraddittorio adottato dalla dirigenza della FIFPRO, poiché questo approccio dimostra chiaramente che, anziché impegnarsi in un dialogo costruttivo, la FIFPRO ha scelto di perseguire un percorso di confronto pubblico guidato da battaglie di pubbliche relazioni artificiali, che non hanno nulla a che fare con la tutela del benessere dei giocatori professionisti, ma mirano piuttosto a preservare le proprie posizioni e i propri interessi personali. La comunità calcistica mondiale merita di meglio. I giocatori meritano di meglio». Le discussioni sul benessere dei giocatori alla Coppa del mondo per club di New York si sono tenute «dopo un lungo periodo di tentativi infruttuosi di portare la FIFPRO al tavolo delle trattative in un clima di dialogo non ostile e rispettoso e progressista». Lo scontro appare non solo aperto, ma anche totale e con posizioni di partenza molto irrigidite a causa di accuse incrociate da parte delle due parti in causa.
Il sindacato dei tennisti fa causa ai tour professionistici
Non solo il calcio. Nell’ultimo periodo infatti anche i tennisti hanno alzato i toni in modo molto netto contro i tour professionistici. Alle parole però sono anche passati ai fatti, visto che lo scorso marzo la Professional Tennis Players Association (PTPA) ha intrapreso insieme a oltre una dozzina di tennisti professionisti una serie di azioni legali negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nell’Unione Europea contro gli organi di governo dello tennis, ovvero l’Associazione dei Professionisti del Tennis (ATP), la Women’s Tennis Association (WTA), la Federazione Internazionale di Tennis (ITF) e l’International Tennis Integrity Agency (ITIA). Tra i co-fondatori di PTPA c’è anche Novak Djokovic.
Anche in questo caso le accuse sono pesantissime da parte del sindacato dei giocatori. Si parla di accordi e intese per sopprimere la concorrenza tra i tornei che potrebbero offrire ai giocatori maggiori opportunità di guadagno e che invece sono il sistema attualmente in vigore consentono di pagare premi artificialmente bassi ai tennisti professionisti, eliminare la concorrenza tra i partecipanti e impedire a qualsiasi potenziale concorrente di entrare nel mercato. Altro passaggio riguarda, come nel caso del calcio, la gestione dei calendari delle competizioni: «La stagione tennistica professionistica dura 11 mesi all’anno, lasciando poco o nessun tempo ai giocatori per riposare e recuperare. Il calendario insostenibile costringe i giocatori a viaggiare a proprie spese e a gestire autonomamente la logistica per partecipare a decine di tornei in sei continenti. Trascorrere del tempo con la famiglia o riprendersi da infortuni significa rinunciare a opportunità di guadagnarsi da vivere e guadagnare ambiti punti in classifica» si legge in una nota di PTPA.
Gli Slam, ovvero i tornei più importanti del circuito internazionale, sono riusciti a sfilarsi da questo tipo di accuse. Nelle ultime settimane infatti, soprattutto durante il torneo di Wimbledon secondo fonti consultate dal Guardian, ci sarebbero stati degli incontri con i rappresentanti di diversi giocatori e giocatrici tra i primi 10 al mondo in cui sarebbe stato offerto di discutere della creazione di un consiglio dei giocatori per dare loro voce nelle decisioni sulla programmazione, oltre a indicare la volontà di contribuire per la prima volta alla loro pensione e all’assistenza sanitaria. Le discussioni dovrebbero riprendere in occasione dei prossimi US Open. I dettagli devono ancora essere concordati tra le parti, con i giocatori che prevedono di presentare una proposta formale entro la fine dell’anno.