Lavorare meno ore, a parità di stipendio.
La prospettiva di passare da 40 a 32 ore lavorative settimanali potrebbe senz’altro essere gradita alla maggior parte dei dipendenti italiani, che si ritroverebbero così più tempo libero – in teoria un’intera giornata libera aggiuntiva – ma senza ridurre il proprio reddito.
E in questi giorni è in discussione alla Camera una proposta di legge che prevede proprio la riduzione dell’orario di lavoro, a parità di salario.
La normativa vigente stabilisce che in Italia l’“orario normale” è di 40 ore settimanali, ma anche che i contratti collettivi possono stabilire una durata inferiore. Nei fatti, però, si finisce per lavorare anche ben oltre le 40 ore.
Quante ore si lavora in Italia?
Quante ore lavorano mediamente gli europei? Secondo i dati di Eurostat relativi al 2023, meno di un occupato su due nell’UE lavora almeno 40 ore a settimana. La media europea si attesta infatti al 48%, con differenze significative tra i vari Stati membri. Ecco la classifica dei paesi con la maggiore e la minore diffusione del lavoro a tempo pieno:
1. Romania – 88%
2. Bulgaria – 86%
3. Grecia – 79%
4. Polonia – 67%
5. Croazia – 65%
6. Slovacchia – 64%
7. Portogallo – 61%
8. Ungheria – 60%
9. Cipro – 59%
10. Lituania – 58%
11. Lettonia – 56%
12. Estonia – 55%
13. Repubblica Ceca – 54%
14. Slovenia – 53%
15. Malta – 52%
16. Italia – 51%
17. Belgio – 49%
18. Spagna – 47%
19. Austria – 45%
20. Irlanda – 43%
21. Svezia – 41%
22. Germania – 39%
23. Finlandia – 36%
24. Paesi Bassi – 28%
25. Francia – 27%
26. Danimarca – 22%
L’Italia si posiziona dunque al sedicesimo posto, con il 51% degli occupati tra i 20 e i 64 anni che lavorano almeno 40 ore settimanali. La maggior parte, il 38%, si attesta tra le 40 e le 44,5 ore, mentre un 5% arriva a 45-49,5 ore e un altro 8% supera le 50 ore settimanali.
In fondo alla classifica troviamo i paesi del Centro e Nord Europa, dove il lavoro a tempo pieno è meno diffuso. In Germania solo il 39% dei lavoratori lavora almeno 40 ore settimanali, nei Paesi Bassi appena il 28%, mentre in Francia la quota scende al 27%. Il record spetta alla Danimarca, con appena il 22% degli occupati che lavorano almeno 40 ore a settimana. Qui, la fascia più comune di orario settimanale è tra le 35 e le 39,5 ore (37%).
Questa fotografia del mercato del lavoro europeo evidenzia differenze marcate tra Sud, Est e Nord Europa, riflettendo modelli economici e culturali diversi nella gestione dell’orario di lavoro.
Perché in Europa si lavora meno ore?
La minor presenza di lavoratori che fanno le “canoniche” 40 ore in questi paesi si spiega in parte con un’età media più bassa e soprattutto la maggior diffusione di contratti part-time ed esperienze lavorative fatte già da giovanissimi, nel contesto della formazione scolastica, che prevedono naturalmente un numero di ore più basso di quello, per così dire, ordinario.
Sempre stando ai dati Eurostat, risulta interessante concentrarsi sugli occupati che già adesso lavorano tra le 30 e le 34,5 ore settimanali: grossomodo il monte ore che coincide con l’obiettivo della proposta di legge per ridurre l’orario di lavoro in Italia. Al momento solo il 10% degli occupati italiani lavora fino a 34,5 ore settimanali. Nel 2023 gli italiani hanno lavorato per 36,1 ore a settimana, allo stesso livello del dato medio europeo.
Nelle intenzioni che stanno dietro alla proposta di legge per introdurre in Italia la settimana lavorativa di 32 ore c’è l’ipotesi di una riduzione delle assenze per malattia, oltre a una maggior soddisfazione del personale. La “settimana corta” riguarderebbe inizialmente alcune imprese coinvolte in una fase di sperimentazione, che potrebbero beneficiare di agevolazioni fiscali e contributive, per compensare l’eventuale perdita di produttività.