Sembra che le autorità giapponesi vogliano sempre far credere di essere molto turbate dal fatto che lo yen diventi sempre più forte, eppure non si è visto alcun intervento della Banca del Giappone dal marzo dello scorso anno, quando il paese fu colpito da un violento terremoto.
Di recente, il Ministero della Finanza ha rilasciato un report in cui risulta che il governo è intervenuto sul mercato nell’ultimo trimestre del 2011.
Peccato che nessuno se ne sia accorto, però.
In realtà, il Ministero ha portato a termine un circospetto intervento, il che significa semplicemente che hanno venduto lo yen in volumi più piccoli (ma sempre considerevoli) senza informare il pubblico. Per assicurarsi che la cosa rimanesse segreta, le banche private hanno condotto le transazioni di scambio estero a nome del Ministero. Nel passato l’intervento aperto si è dimostrato inutile ed ha valso al Giappone le critiche degli altri paesi, così il governo ha deciso bene di indebolire lo yen silenziosamente.
I dettagli del report hanno mostrato che il Ministero ha venduto 8,07 mila miliardi di yen il 31 ottobre 2011, la più grande somma mensile spesa per l’intervento, quando il cambio JPY/USD è sceso al suo livello più basso dalla seconda guerra mondiale toccando quota 75.35. Ma dopo che la coppia ha raccolto trecentonovantasette pip e ha tagliato velocemente una parte dei guadagni, sembrava che ancora non fosse abbastanza. Così dal primo di novembre al 4 altri mille miliardi di yen sono stati ancora venduti, cosa che ha portato la coppia a quota 78.00.
Perchè la Banca del Giappone vuole impedire allo yen di salire alle stelle? Perchè uno yen più forte renderebbe l’export giapponese troppo costoso, dal momento che i compratori dovrebbero spendere più denaro nella loro divisa per acquistare i prodotti giapponesi. Per questa ragione i possibili acquirenti cercherebbero soluzioni più economiche. Questo causerebbe un forte colpo per il settore manifatturiero giapponese e per tutta l’economia nazionale.
Ora che il cambio USD/JPY si trova sotto 78.00, alcune compagnie giapponesi non sono affatto tranquille.
Pochi giorni fa, Sharp, il più grande produttore giapponese di pannelli LCD, ha dichiarato che si appresta ad affrontare la più grossa perdita che abbia mai avuto sin dalla fondazione dell’azienda circa un secolo fa. Panasonic, la più grande azienda giapponese di elettrodomestici, sta mettendo in conto una perdita di settecentottanta miliardi di yen.
Honda, invece, la terza industria manifatturiera giapponese nel settore automobilistico, stima che perderà quindici miliardi di yen per ogni punto che lo yen segnerà contro il dollaro. L’azienda automobilistica prevede anche che il suo introito netto su dodici mesi scivolerà al punto più basso degli ultimi tre anni, con duecentoquindici miliardi di yen a marzo.
Con ciò, la Banca del Giappone ha abbassato le sue stime di crescita dal 2,2% di ottobre al 2%, per i prossimi dodici mesi partendo da aprile. Con tutte queste minacce alla crescita economica nazionale, il Ministero della Finanza ha fatto sapere che combatterà l’impennata dello yen con diversi provvedimenti.
Mentre gli provvedimenti, combinati con un livello di rischio aumentato nei mercati, sembrano trattenere la corsa dello yen, gli sforzi del governo giapponese appaiono molto limitati. Nonostante questo, i trader rimangono piuttosto cauti nell’acquistare lo yen, sebbene il Ministero della Finanza potrebbe ancora avere qualche asso nella manica.
Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: Piponomics
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