Germania: perchè non paga un miliardo di euro di multa per squilibrio macroeconomico?

Erasmo Venosi

21 Luglio 2014 - 14:00

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Abbuono alla Germania di multa da un miliardo di euro per squilibrio macroeconomico. Silenzio sulla nullità del Fiscal Compact per incompatibilità rispetto al Trattato di Lisbona.

Il surreale dibattito sulla “maggiore flessibilità” e il rinvio della nomina dell’Alto Rappresentante dell’inesistente PESC (politica estera e di sicurezza comune) nella UE dimostrano che il nostro paese continua a essere considerato per quello che è: il “nano gobbo” della UE, idoneo solo come bancomat per le scorribande bancarie dei paesi del nord Europa.

Hanno impiegato due anni per la regolamentazione del rating, il parziale blocco dei CDS nudi e lo short selling mentre la loro austerità ha fatto esplodere i debiti pubblici. Il nostro debito è passato dai 1671 mld del 2008 ai 2166 mld di questo mese! Novanta miliardi versati con i vari fondi ESFS e MES nel mentre il settore bancario italiano ha registrato perdite per 2 mld di euro che salgono a 20 tenendo conto delle rettifiche sui crediti e le svalutazioni sugli avviamenti (Fondazione Rosselli “Rapporto sul sistema finanziario italiano”).

Ben altri e più efficaci argomenti sarebbero da sollevare per le intemperanze e le rigidità degli europeisti alle vongole del Nord Europa. Dalle mancate sanzioni per comportamenti gravemente lesivi dei Trattati al silenzio gravissimo sulla nullità di un Trattato internazionale, che è incompatibile col Trattato di Lisbona.

Tre anni fa furono approvate nuove norme dall’UE (six pack, two pack) e tra queste quella che sanzionava gli “squilibri macroeconomici”. Il six pack sanzionava i deficit commerciali ma anche i surplus commerciali. Il paese che aveva un disavanzo commerciale (partite correnti) con l’estero superiore al 3% del PIL per tre anni o un avanzo commerciale del 6% del PIL era assoggettato a sanzioni.
E se il paese esporta molto?
E’ assoggettato a sanzioni se il surplus deriva in maniera prevalente dagli scambi con paesi non appartenenti all’UE perché, in tal modo, si genera un afflusso di denaro che porta a un aumento di valore dell’euro. Evento che genera effetti negativi perché la Bce non ha alcuna competenza di azione sul cambio. Tanto più se il paese con il surplus non incentiva i consumi interni. Tutte queste condizioni determinano difficoltà agli altri paesi UE, deprimono l’inflazione e spingono al rialzo il rapporto debito/Pil.

Nel marzo scorso la Commissione UE si “accorge” che il surplus commerciale tedesco, ma anche di altri paesi nordici era pari al 7% del PIL , che in valore assoluto equivalgono a 280 mld di euro di cui 188 per scambi commerciali con paesi fuori dall’euro. Annuncia quindi che nelle raccomandazioni di giugno sarebbe stata sollevata la questione della procedura di squilibrio macroeconomico verso la Germania.
Nelle raccomandazioni di giugno invece non è stato eccepito nulla!
La procedura avrebbe comportato un miliardo di multa. La Germania a fine 2012 aveva una posizione finanziaria netta, per 1461 mld di euro con asset esteri pari a 9573 mld di euro.
E’ evidente che questo riarmo economico e finanziario si fa un baffo dei richiami a marginali quanto inutili richieste di maggiori flessibilità perché solo il riequilibrio commerciale internazionale è la condizione affinché possano ripartire occupazione e crescita.

L’altra questione sollevata due anni fa da un autorevole giurista novantenne, Prof. Guarino, è la nullità del Trattato su “il Coordinamento, la Stabilità e la Governance”, che nella parte terza tratta il tema del Fiscal Compact. Questo Trattato, si noti bene, come rilevato da Guarino è un accordo tra Stati e quindi non può modificare il Trattato di Lisbona vigente. Non foss’altro perché all’art 2 comma 1 recita che il Trattato si applica, in conformità al diritto e ai trattati vigenti nell’UE.
In realtà i Trattati che dovevano concorrere a un’Unione Europea più politica sono stati fallimentari: dal Trattato di Amsterdam a quello di Nizza, passando per il non riuscito Trattato Costituzionale recuperato in parte proprio dal vigente Trattato di Lisbona, che tra l’altro recepisce fedelmente il Trattato di Maastricht fissando il deficit al 3% del PIL e il debito al 60%. Evidente e palese che il pareggio di bilancio introdotto ha valore nullo nel senso di non conformità al Trattato di Lisbona che ha valore costituzionale.

Il Fiscal Compact afferma all’art 3 che si applica in quanto non contrario a Trattati e al diritto UE? Bene. Il Trattato UE sostiene che il deficit zero non esiste ma esiste il 3%!
Contro il Trattato anche il Regolamento UE 1175 del 2011 che fissa pari a zero il deficit di bilancio e, come noto, nella gerarchia delle fonti il Regolamento viene dopo il Trattato. Ulteriore dimostrazione che il Fiscal Compact ha validità zero perché ha introdotto una modifica senza seguire le procedure.
Il Fiscal Compact introducendo il pareggio di bilancio ha modificato il Trattato di Lisbona, ma per farlo bisognava seguire le procedure stabilite nell’art 48 TUE.

Squilibri macroeconomici, limiti di operatività della Bce sul cambio, austerità fallimentare e rottura delle norme dei Trattati rendono pericolose le prospettive di quest’UE, che appare non un’unione solidale tra Stati ma un grande tavolo da poker con molti bari che attendono alla vita dei popoli nel momento di ridefinizione dei rapporti geopolitici globali.

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