Geometri, laurea obbligatoria e addio all’esame di Stato: le novità del ddl Malpezzi

Simone Micocci

11 Ottobre 2016 - 11:11

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Geometri, pronta la riforma: con l’approvazione della legge Malpezzi non ci sarà più la distinzione tra laureati e diplomati. Ecco tutte le novità al vaglio del Parlamento.

Per diventare geometri sarà obbligatoria la laurea?

La professione del geometra potrebbe essere riformata a breve. Infatti, al vaglio del Parlamento c’è un ddl che introduce l’obbligo di laurea per i geometri.

Nel dettaglio il disegno di legge presentato dalla deputata PD Simona Malpezzi prevede l’obbligo di laurea triennale per l’accesso alla professione.

Cosa cambierà con l’approvazione della legge? Ad oggi ci sono sia dei geometri laureati che non. Ed è per questo che quando bisogna procedere con la ristrutturazione di un appartamento o di un locale commerciale non si sa mai se rivolgersi all’uno o all’altro. Con il disegno di legge della deputata PD non ci sarà più questa distinzione, perché come vedremo di seguito la professione del geometra sarà completamente rivoluzionata.

Prima di analizzare nel dettaglio la proposta per l’introduzione dell’obbligo di laurea per i geometri, vediamo cosa accade oggi e quali sono le differenze tra i geometri diplomati e quelli laureati.

Introdotto l’obbligo di laurea per geometri? Ecco cosa accade oggi

Oggi i geometri si dividono in due diverse categorie professionali. C’è il classico geometra, ovvero colui che ha preso la maturità in un istituto tecnico per geometri, e quello laureato che dopo aver preso il diploma ha conseguito una laurea triennale in campo tecnico.

Nel primo caso, per esercitare la professione il geometra ha intrapreso un percorso di almeno 18 mesi di pratica professionale per poi affrontare, e superare, l’esame di abilitazione professionale. Solo allora il professionista ha potuto iscriversi all’albo dei geometri.

Anche per il geometra laureato è previsto un esame di abilitazione alla fine del periodo di praticantato. Al superamento dell’esame c’è l’iscrizione ad un collegio dei geometri e l’ottenimento del timbro professionale.

A chi conviene rivolgersi? Se non sapete a quale dei due professionisti rivolgervi dovete sapere che non ci sono molte differenze. Infatti, ad oggi le competenze sono le stesse e sia i geometri laureati che i diplomati operano ad ampio raggio. Ad esempio, tra le loro mansioni ci sono:

  • topografia;
  • progettazione e direzione dei lavori;
  • pratiche catastali;
  • stime immobiliari;
  • efficienza energetica.

Nemmeno sui costi previsti ci sono delle differenze sostanziali. Infatti, la normativa prevede che gli onorari devono essere concordati tra il cliente e il geometra al momento dell’incarico, quindi i prezzi sono variabili.

Com’è possibile che non ci siano differenze tra queste due categorie professionali? Pensate che la legge che determina le competenze del geometra è datata 1929, quando non erano ancora previsti corsi di laurea per la professione.

In quel periodo l’obiettivo era quello di delineare i campi d’intervento di geometra, architetti ed ingegneri, ed è per questo che una riforma oggi è strettamente necessaria. Senza dimenticare che l’Unione Europea ha comunicato che entro il 2020 i liberi professionisti dovranno essere laureati così da poter esercitare su tutto il territorio senza differenze di nazionalità.

Per i periti industriali l’obbligo di laurea è stato introdotto lo scorso giugno, con un emendamento sul ddl della legge 107/205 (La Buona Scuola), mentre nei prossimi mesi potrebbe toccare ai geometri.

Laurea obbligatoria per i geometri? Le novità del ddl Malpezzi

Come abbiamo appena vista l’obiettivo del ddl Malpezzi è eliminare la distinzione tra geometri laureati e non, uniformandosi alle direttive dell’Unione Europea.

Per questo motivo, dopo l’approvazione della nuova legge, per diventare geometra sarà obbligatoria una laurea triennale.

Dopo il conseguimento della laurea, però, non sarà necessario un esame di abilitazione. La laurea infatti sarà di per sé abilitante. Il periodo di praticantato, invece, sarà conglobato nel percorso di laurea. Nel dettaglio, il praticantato verrà svolto negli ultimi sei mesi del triennio in uno studio professionale riconosciuto.

Dopo l’approvazione, eventuale, della legge, sarà un decreto ministeriale a determinare i contenuti dei nuovi programmi formativi, sui quali ad oggi non c’è ancora chiarezza.

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