Fusione Veneto Banca-Pop. Vicenza a un passo: cosa cambia con l’arrivo di Fabrizio Viola

Antonio Atte

07/12/2016

07/12/2016 - 09:02

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La fusione tra Veneto Banca e la Popolare di Vicenza si avvicina con l’arrivo di Fabrizio Viola, ex AD di Mps. Ecco la road map verso il matrimonio tra i due istituti del Nord Est.

Fusione Veneto Banca-Pop. Vicenza: cosa cambia con l’arrivo di Viola - Due poltrone per uno. Fabrizio Viola, ex amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, è stato nominato nuovo AD della Banca Popolare di Vicenza, mentre è stato cooptato in Veneto Banca.

Viola prende il posto di Francesco Iorio, il quale percepirà una buonuscita che oscilla tra 1 e 1,5 milioni di euro. Cristiano Carrus, attuale AD di Veneto Banca, dovrebbe invece mantenere un ruolo importante all’interno della squadra del nuovo amministratore delegato.

L’ex CEO di Mps sarà anche presidente del comitato strategico di Veneto Banca e avrà il compito di guidare Vicenza e Montebelluna verso la fusione, lavorando al loro rilancio.

Fusione Veneto Banca-Pop. Vicenza: il commento di Mion

Al termine del cda che ha deliberato all’unanimità la nomina di Viola, il presidente di Pop. Vicenza Gianni Mion ha affermato che tale scelta

“sottolinea la volontà di rafforzare il processo di rilancio, anche nella prospettiva della definizione del piano di fusione con Veneto Banca, da sottoporre in tempi brevi all’Autorità di Vigilanza e agli azionisti”.

A proposito della fusione tra le due banche del Nord Est, Mion ha aggiunto:

“Ci auguriamo che lo studio interno sulla fusione sia pronto per metà dicembre, anche se forse servirà un po’ più di tempo per farlo esaminare al nuovo amministratore delegato”.

Fusione Veneto Banca-Pop. Vicenza a un passo: la road map

Viola è stato chiamato alla guida di Veneto Banca e Pop. Vicenza dal fondo Atlante, che controlla oltre il 97% dei due istituti. Il fondo ha investito 2,5 miliardi nel salvataggio delle due ex popolari e ora, dopo la pulizia dei bilanci, intende velocizzare l’iter che porterà all’unione delle due banche.

Un matrimonio che non sarà certo esente da costi, dai tagli al personale (i primi esuberi potrebbero già arrivare a marzo e per la sola BpVi si parla di 700 licenziamenti) alla cessione di alcune controllate non strategiche.

Le due banche dovranno poi ultimare la pulizia delle sofferenze, al termine della quale potrebbe essere necessaria una ricapitalizzazione da 2 a 2,5 miliardi di euro.

Per quanto riguarda i tempi, se nelle prossime settimane la Banca centrale europea darà il suo placet alla proposta di integrazione, la fusione tra Veneto Banca e la Popolare di Vicenza potrebbe già avere luogo ad aprile.

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