Fusione Bpm e Banco Popolare, ultime notizie: i punti critici verso l’accordo

Flavia Provenzani

01/03/2016

Slitta ancora la fusione tra Bpm e Banco Popolare, le ultime notizie parlano di nuovi ostacoli dalla BCE.

Fusione Bpm e Banco Popolare, ultime notizie: i punti critici verso l’accordo

La fusione tra Bpm e Banco Popolare continua ad essere rimandata, le ultime notizie parlano solo di rinvii su rinvii a causa dei punti critici sull’accordo incontrati con la BCE e alcuni iniziano a mormorare che un ipotetico salto della fusione Bpm-Banco Popolare possa causare una forte crisi nel processo di consolidamento, con un possibile ritorno di UBI Banca.

Tutta colpa della BCE: le ultime notizie riferiscono che ci vorrà almeno un’altra settimana prima dell’arrivo di una fusione tra Bpm e Banco Popolare a causa delle osservazioni provenienti dalla Banca Centrale Europea riportate per bocca della Banca d’Italia a relativi numeri uno delle banche in questione, Giuseppe Castagna e Pier Francesco Saviotti.

Giuseppe Castagna, ad di Bpm, ha dichiarato ai giornali che “non ci sono nodi” sulle trattative nei confronti della BCE ma, secondo le parole dell’ad di Banco Popolare, Saviotti, “non ci sarà nessun aumento, perché secondo loro (la BCE, ndr.) non ce n’è bisogno”.

Contro la voce che una fusione potesse essere raggiunta entro febbraio e dopo decine di dichiarazioni, passi avanti e passi indietro, l’accordo sulla fusione tra Bpm e Banco Popolare non è ancora stato raggiunto, ancora non è stata trovata una giusta strategia condivisa con la BCE.

Secondo Castagna, la trasformazione da banca popolare a spa è “un doppio salto mortale, è per tutti un nuovo esperimento” e giustifica i lunghi i tempi di attesa spiegando che “stiamo tutti sperimentando una prima volta, sia noi che la Bce che ha tante giurisdizioni”.

Bpm e Banco Popolare si trovano ad avere a che fare con la BCE che, come regolatrice, sembra non avere il quadro completo in tutte le sue sfaccettature.
Le due banche lamentano il fatto che l’Euro Tower non abbia interesse alla conformazione alla storia delle due banche, ma che si focalizzi esclusivamente su quello che sarà il frutto della fusione, rendendo più labile il tentativo di integrazione.

La BCE, ancora, si dimostra agli occhi dei protagonisti della fusione Bpm-Banco Popolare un attore duro e inflessibile, molto più della Banca Italiana e in generale delle banche centrali dei singoli Paesi della zona euro.

Secondo gli sviluppi delle ultime notizie, sull’accordo Bpm-Banco Popolare alla BCE non piace:

  • l’ipotesi di creazione di una Bpm spa autonoma
  • l’autonomia della durata di 3 anni pretesa da Bpm e il suo azionariato, sulla quale sono chiamati a spiegarne i dettagli e le motivazioni, oltre Castagna e Saviotti, anche Carmelo Barbagallo (di Bankitalia, a capo delle vigilanza) e Fabio Panetta, interno al consiglio di vigilanza della BCE,
  • il consiglio di amministraione con 19 membri: alla BCE non piace il numero di partecipanti e le differenze delle poltrone assegnate,

Nel frattempo arriva l’allarme dai sindacati, particolarmente attivi, di Bpm, secondo i quali non verrà approvata la fusione Bpm-Banco Popolare in sede di assemblea se non verrà prima confermata la Bpm autonoma.

Ma l’ostacolo più grande di tutti è quello composto dai crediti deteriorati.

  • Banco Popolare ha un ammontare totale di crediti deteriorati, a fine 2015, di 20,6 miliardi - con copertura del 32%
  • Bpm ha crediti deteriorati per 6 miliardi di euro, con copertura al 40%.

Sebbene le due banche abbiano superato il test Srep ad opera della BCE, Bpm con il Cet1 al 12,2% contro il 9% richiesto e Banco Popolare con 12,4% contro il 9,5% richiesto, escludendo così la necessità di capitale, la Banca Centrale Europea ha affermato che questi indici peggioreranno dopo la fusione.

Inoltre, la BCE ha sottolineato che, dato che una ha una copertura minore dell’altra, i numeri devono essere risultanti entro un’altra misura “più appropriata”, ma che non ha specificato.

La BCE poi non accetta il tempo indicato dal piano di Bpm e Banco per abbassare lo stock delle sofferenze in 4 o 5 anni tramite cashflow: Francoforte ne vorrebbe solo 2.

Fonte: Corriere della Sera