Funivia Mottarone: chi sono i tre indagati per aver manomesso i freni

Elisa Corpolongo

26/05/2021

26/05/2021 - 21:19

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Tre indagati sotto fermo per il disastro della Funivia Stresa-Mottarone: il gestore, il direttore del servizio e un dipendente. Ecco chi sono i tre indagati.

Funivia Mottarone: chi sono i tre indagati per aver manomesso i freni

Il disastro al Mottarone sembra non essere stato solamente un errore umano del momento in sé e sono tre gli indagati in fermo da questa notte.

L’indagine sulla funivia Stresa-Mottarone riporta che la morsa che teneva i freni aperta non sia stata dimenticata inserita, ma che sia stata lasciata lì per una precisa funzione, ossia quella di evadere un’anomalia dei freni che avrebbe potuto far rischiare il blocco della funivia.

Si tratta, quindi, di un gesto “materialmente consapevole”, com’è stato definito dal procuratore della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, proprio alla fine degli interrogatori. Sui tre indagati sotto fermo pendono “gravi indizi di colpevolezza” di una scelta dettata da quelle che sembrano essere ragioni di tipo economico.

Un guadagno che è costato la morte a 14 persone: vediamo chi sono i tre indagati sotto fermo.

Chi sono gli indagati del Mottarone

Tra i tre indagati per l’incidente alla funivia del Mottarone c’è in primis il titolare dell’impresa che gestisce la funivia: Luigi Nerini. Oltre il titolare, sembra siano coinvolti nel disastro sia l’ingegnere titolare del servizio, sia un altro dipendente dell’azienda.

Il dipendente dell’azienda Ferrovie del Mottarone Srl è stato il primo indagato ed era stato interrogato insieme ad altri dipendenti della società. Sembrerebbe essere proprio lui coinvolto nel fatto ormai appurato che almeno un forchettone (ossia quella parte meccanica che serve per bloccare il freno in caso di necessità) fosse inserito su uno dei due freni d’emergenza.

Infatti, i controlli di manutenzione che servono a garantire la sicurezza dell’impianto spettano proprio alla società Ferrovie del Mottarone e in particolare al dipendente coinvolto.

Le persone sotto fermo, al momento, sono Luigi Nerini, il titolare dell’impresa Ferrovie del Mottarone Srl, Enrico Perocchio, il direttore dell’esercizio e Gabriele Tadini, il dipendente che era a capo della manutenzione.

Manutenzione del Mottarone e risparmio sui costi dei tre indagati

La ricostruzione della dinamica dell’incidente sembra essere la seguente e coinvolgere due fatti principali: da un lato la rottura del cavo che sorregge la cabina e che ne consente la salita e la discesa; dall’altro lato il malfunzionamento del freno d’emergenza (nella cui vicenda è coinvolto il famoso forchettone).

Per quanto le indagini siano ancora in corso, tutto sembrerebbe nascere dalla poetica del risparmio sui costi aziendali. Sembrerebbe, infatti, che, in fase di check per la manutenzione, una anomalia ai freni sia stata raggirata dal dipendente con l’intervento tecnico del forchettone.

Il dipendente, tuttavia, non agisce di sua sponte. Ecco perché non è l’unico ad essere indagato.

Tragedia alla funivia Mottarone: cosa rischiano i tre indagati

I capi di accusa sono più di uno. Sui tre indagati pendono le accuse di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, rimozione di strumenti atti a prevenire gli infortuni (aggravante) e, in più, anche lesioni gravissime.

Dipendente, gestore e ingegnere rischiano, in effetti, parecchi anni di carcere. Infatti, la pena per omicidio colposo può arrivare fino a cinque anni (a meno che sia premeditata o preterintenzionale, in quel caso è di più). Tuttavia, l’omicidio colposo plurimo non può essere configurato come reato unico ma come “concorso formale di più reati”.

Ciò è in linea con la pena di disastro colposo, punibile con la reclusione da uno a cinque anni e le varie aggravanti che in merito possono essere aggiunte. A questi reati, si potrebbero poi aggiungere sanzioni pecuniarie per lesioni gravissime. Anche questo capo di accusa prevede, in misura minore, la reclusione.

Secondo il codice penale, poi, chiunque omette di collocare impianti o apparecchi destinati alla prevenzione di disastri (e anche di infortuni sul lavoro) oppure li rimuove o ne danneggia delle parti può incorrere nella pena di reclusione fino a cinque anni.

Perciò, ad oggi, è difficile fare una stima concreta di cosa rischiano i realmente tre indagati. Sicuramente, per il momento si parla di ambito penale, almeno finché non arriveranno nuovi sviluppi nelle indagini in corso e molto dipenderà dal processo e dal giudice. Non è escluso, infatti, che ci siano altri indagati.

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