Il fumo protegge dal coronavirus? In Francia si studiano gli effetti positivi della nicotina

La nicotina può proteggere dal coronavirus, dicono i ricercatori francesi, ma sottolineano che i fumatori con COVID-19 possono avere sintomi più gravi a causa dell’effetto tossico del fumo sui polmoni. Il prossimo step sarà uno studio clinico.

Il fumo protegge dal coronavirus? In Francia si studiano gli effetti positivi della nicotina

Assumere nicotina potrebbe scongiurare il contagio da coronavirus. È l’ipotesi che un team di ricerca francese sta cercando di confermare, dopo aver constatato la scarsa presenza di fumatori tra i malati di COVID-19.

Il prossimo step sarà un vero e proprio studio clinico che possa dare risposte concrete in questa direzione e sarà condotto dal gruppo ospedaliero del Pitié-Salpêtrière di Parigi che ha già preso in esame un campione di 482 individui.

Lo studio comunque non cambierà le carte in tavola per i fumatori che rimangono tra i soggetti più a rischio in caso di contagio, considerando le patologie cardiovascolari e respiratorie collegate.

Nicotina protegge dal coronavirus, in Francia si studia l’ipotesi

In Francia, presso il Pitié-Salpêtrière di Parigi, un team di ricercatori sta studiando il ruolo che la nicotina può giocare nella prevenzione del coronavirus. Un’iniziale analisi condotta su 482 pazienti COVID-19 presenti nella struttura ha dato il la allo studio clinico che verrà avviato nelle prossime settimane e che verrà portato avanti dal neurobiologo Jean-Pierre Changeux. L’input iniziale è partito dalla ricerca del professore di medicina interna, Zahir Amoura.

Amoura ha spiegato infatti solamente il 4,4% dei 343 positivi al coronavirus ricoverati al Pitié-Salpêtrière erano fumatori, dei 139 in ambulatorio solo il 5,3%. Questi dati sono stati messi a confronto con quelli nazionali (il 25,4% della popolazione è composta da fumatori abituali) e il risultato ha suggerito la possibilità di approfondire la questione. I fumatori si ammalano di meno di COVID-19?

Già ad aprile diversi studi cinesi e americani avevano ventilato l’ipotesi e i dati dell’Assistance publique – Hôpitaux de Paris avevano mostrato come solamente l’8,5% degli 11mila ospedalizzati nella capitale francese fossero fumatori.

Lo studio clinico con cerotti alla nicotina

Il neurobiologo Jean-Pierre Changeux dopo essersi confrontato con Amoura ha deciso di andare in fondo alla questione. L’ipotesi è che la nicotina possa impedire al virus di entrare nelle cellule, oltre a inibire la risposta immunitaria eccessiva che aggrava le condizioni dei pazienti affetti da COVID-19.

Queste le parole di Changeux in merito:

“È possibile che fissandosi sul recettore cellulare utilizzato anche dal coronavirus, la nicotina gli impedisca o lo trattenga dal fissarsi, bloccando così la sua penetrazione nelle cellule e il suo propagarsi in tutto l’organismo”.

Per capire quale sia il vero legame le autorità sanitarie hanno dato il via libera ai ricercatori del Pitié-Salpêtrière distribuiranno cerotti alla nicotina in tre diverse modalità e con dosaggi differenti: preventiva per capire se possano proteggere gli operatori sanitari; terapeutica per i pazienti ricoverati e infine sui pazienti in terapia intensiva.

Gli studiosi hanno comunque ricordato come l’utilizzo della nicotina crei dipendenza e che quindi bisognerà procedere con i piedi di piombo. Il passo dai cerotti alla sigaretta è relativamente breve e la mortalità di quest’ultima non necessita di ulteriori dimostrazioni.

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