Prima dell’ultimo ballottaggio presidenziale francese nel 2007, Radio 4 In Business ha visitato piccole, medie e grandi aziende francesi per chiedere loro ciò che speravano per il dopo-elezioni.
Allora, Henri de Castries, presidente e amministratore delegato del gigante assicurativo francese Axa, era preoccupato per il livello di spesa da parte del governo francese.
- Quindi, tornando da Axa cinque anni più tardi, come vede de Castries le prospettive economiche per l’Europa?
«Se si guarda il livello di crescita del PIL nel 2008, la Francia si distingue come uno dei paesi in cui la recessione è stata più mite e dove la crescita è ripresa abbastanza presto.»Così, all’apparenza la Francia resiste abbastanza bene", conclude.
Tuttavia, de Castries è ancora preoccupato per il debito crescente del paese.
«Il problema che abbiamo è il fatto che la spesa pubblica è troppo alta e che abbiamo bisogno di ulteriori riforme strutturali.»Abbiamo bisogno di soldi, per rimanere nelle mani di coloro che sappiano come investirli, piuttosto che prenderli dallo Stato per spese improduttive".
Start-up di successo
- In quel precedente viaggio in Francia, In Business ha fatto visita anche alla nascente start-up francese Michel et Augustin.
È una piccola azienda, fondata da due amici che producono e vendono biscotti. Cinque anni fa, hanno parlato delle difficoltà normative che le piccole imprese incontrano in Francia al momento dell’avvio.
Nel mezzo decennio che da allora è trascorso, la loro linea di prodotti è passata da due a poco più di ottanta tipi di biscotti, yogurt e bevande. Dicono che il loro scopo principale è quello di dare il sorriso ai clienti, il che, spesso, accade con trovate pubblicitarie stravaganti.
Ora, con un fatturato annuo di 15 milioni di euro, rappresentano un caso di studio in molte scuole d’impresa francesi.
Il co-fondatore Augustin Paluel-Marmont dice che hanno continuato a crescere del 50% ogni anno, nonostante la crisi finanziaria - ma non è stato facile.
Dice che è difficile per le piccole imprese in Francia fare il salto per diventare medie imprese e che il paese non ha l’equivalente della «Mittelstand» tedesca - l’ampia base delle medie imprese che costituiscono la spina dorsale dell’industria.
Spesso, le piccole imprese francesi vengono acquistate da società estere, ma non sempre, dice Paluel-Marmont:
«Bisogna essere ambiziosi e avere un atteggiamento per cui, per ogni imprenditore europeo, il mercato naturale dovrebbe essere l’Europa e non solo il suo Paese».
Il supporto alla moneta unica
Ma per quanto riguarda l’euro? «Penso che sia una gran buona cosa», dice Paluel-Marmont.
«Naturalmente, se vogliamo avere successo, abbiamo bisogno che l’Europa sia ancora più concreta», aggiunge.
Un altro sostenitore della moneta unica europea è Pierre Kosciusko-Morizet - co-fondatore del mercato online Priceminister. «La mia azienda è molto improntata verso l’Europa, inoltre, mi sento molto europeo e penso che sia una buona cosa per l’economia francese».
Tuttavia, non si comprende la decisione britannica di rimanere al di fuori della zona euro: «Non c’è dubbio, penso che l’euro sia qualcosa di necessario. Sono davvero molto deluso dal comportamento inglese» continua, «non si può costruire un mondo nuovo essendo egoisti. Bisogna condividere i valori, le valute e si deve costruire insieme».
Mr Kosciusko-Morizet si spinge fino condividere la propria azienda - ha venduto due anni fa alla società giapponese Rakuten per 200 milioni di euro. «Volevamo soldi da investire in modo più aggressivo. Non abbiamo potuto raccogliere il denaro per conto nostro e Rakuten è venuta da noi con un piano: acquistare la società e investire un sacco di soldi in modo da poter fare un sacco di acquisizioni».
Ma l’economia francese ha comunque avuto un periodo di forte rallentamento della crescita.
La Francia ha visto il suo rating AAA messo in outlook negativo dall’agenzia di rating Fitch, nel dicembre 2011, ma ha concluso l’anno con una crescita a sorpresa dello 0,2%, che è stata attribuita alla crescita delle esportazioni.
Ma come ha detto Henri de Castries, dell’impresa di assicurazione Axa, la Francia se l’è cavata meglio di molti dei suoi vicini europei e si avverte che l’Europa nel suo complesso non deve essere sottovalutata. «Penso che sia molto di moda in questi giorni dire che l’Europa stia perdendo terreno» e continua «è vero che a causa degli squilibri, in alcuni paesi, ci sono alcune sfide da sostenere, ma non credo che dovremmo sottovalutare le cose positive che dovrebbero uscire da questa crisi».
De Castries ritiene che la volontà politica di mantenere l’euro è «estremamente forte».
Egli sostiene inoltre che, a lungo termine, se l’Europa mette sù una convergenza economica più stretta, l’euro si rivelerà utile. «È esattamente come una squadra di rugby. Si possono avere persone brillanti, ma se non imparano a giocare insieme non potranno mai segnare. La cosa migliore che la zona euro può fare per preservare la sua competitività nel lungo periodo è proprio quella di cercare di tenere un gioco più coordinato».
Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: BBC News.
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